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Coronavirus, le attività di Cavarzere puntano sulle consegne a domicilio per andare avanti

Sono tante le attività di Cavarzere che hanno puntato a offrire la consegna a domicilio durante l’emergenza Coronavirus

Cavarzere

Le attività commerciali di Cavarzere  in piena emergenza Coronavirus si attrezzano come possono per continuare ad essere presenti e assecondare le richieste dei clienti. Almeno fino a quando è stato possibile, compatibilmente con i decreti ministeriali. Paloma Ferrari de “La Grande Femme” e Enri Tommasin del ristorante-pizzeria “Paioa” raccontano, in questo momento di crisi sanitaria ed economica, come hanno cercato di andare avanti. Paloma, prima del decreto del 12 marzo ha accolto per qualche giorno i clienti in negozio tramite appuntamento.

Coronavirus, come hanno reagito le attività di Cavarzere

È stata un’idea originale. “L’ho voluto fare per la mia e la loro incolumità. Gestendo il flusso dei clienti, – racconta – evitando così assembramenti, avrei contribuito anche io a rispettare e a far rispettare le primissime indicazioni da parte del Governo e della Regione. Ognuno con le proprie mascherine, i propri guanti, con le giuste precauzioni. Poi, il 12 è uscito il decreto e ci è stata imposta definitivamente la chiusura. Ora consegnamo a domicilio”. “Abbiamo utilizzato – conclude – l’unico mezzo che avevamo a disposizione, ovvero i Social Network. Dalla nostra pagina Facebook siamo rimasti e rimaniamo in contatto con i nostri clienti. Non possiamo fare altro che sperare nella riapertura estiva, nell’abbigliamento estivo, e che le cose riprendano da dove le avevamo interrotte, magari meglio di prima”. Consegne a domicilio anche per Enri Tommasin.

“A livello personale – racconta – siamo un po’ preoccupati, ma ormai sembra che il peggio sia alle spalle. A livello aziendale, invece, devo dire che ci sono molte incognite. Siamo in attesa di notizie da parte del Governo, e possibili aiuti per arginare questa crisi sanitaria ed economica. In cucina è sempre uguale, anche se sicuramente i ritmi non sono più gli stessi. Quelli che forse la stanno vivendo peggio siamo noi camerieri. Il rapporto umano è una delle caratteristiche più significative del nostro lavoro. A causa di questa emergenza, il contatto più diretto si è perso. Il locale è vuoto, e il silenzio durante le ore di lavoro è abbastanza irreale e doloroso”. L’attività però prosegue a domicilio.

“Riceviamo molte ordinazioni – conferma – anche dalle frazioni, oltre che dal capoluogo. Tutti ci accolgono in genere col sorriso, non c’è paura diffidenza”. Siete positivi? “Sempre. Lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri clienti”.

Samuele Contiero

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