Home Padovano Bassa Padovana Coronavirus, Monselice: l’ex primario Lunghi guida la task force

Coronavirus, Monselice: l’ex primario Lunghi guida la task force

Il contagio ha colpito pesantemente, create più aree per tutelare gli anziani ospiti e i lavoratori impegnati ogni giorno

Centro Servizi Anziani Monselice
Centro Servizi Anziani Monselice

Oltre venti decessi, quasi tutti gli ospiti contagiati. Il Centro Servizi per Anziani di Monselice è stato una delle strutture padovane che più ha pagato lo scotto del Covid-19. In provincia di Padova, in fatto di contagi e vittime, la casa di riposo di via Garibaldi è seconda solo alla “Pietro e Santa Scarmignan” di Merlara. Al 20 aprile i morti del Csa monselicense erano 22: per molti il coronavirus ha pesato minimamente nel loro decorso clinico, ma è chiaro che il numero è decisamente pesante se considerato che tutti questi lutti sono arrivati in meno di un mese.

Su 160 ospiti presenti all’interno della struttura, praticamente il 70% ha contratto il virus, anche se con tempi diversi e spesso senza sintomatologia e dunque senza alcuna conseguenza. Proprio per gestire l’emergenza che è parsa subito gravissima, visto anche quello che stava accadendo in altre strutture venete e del Nord-Italia, a gestire la situazione è stata chiamata una figura di primo livello. Francesco Lunghi, medico di 73 anni, ha contribuito fin da subito a gestire l’emergenza della casa di riposo di Monselice. Lunghi, ex primario ed ex sindaco della città, è stato nominato commissario sanitario straordinario per la casa di riposo monselicense.

Coronavirus Monselice: parla Lunghi

L’intera dirigenza era in quarantena proprio quando tutto è scoppiato e c’era bisogno di un coordinatore capace di rispondere ad esigenza dirigenziali e sanitarie. Quali sono stati i primi provvedimenti presi dal medico?

“Abbiamo creato varie aree. Una “rossa” per autosufficienti positivi: qui il personale entra solo con calzari, tuta bianca, camice azzurro, mascherina ffp2, mascherina chirurgica, cappellino, occhiali e guanti. E’ come se fossimo nel reparto di Malattie infettive di un ospedale. Ci sono poi una zona “rossa” per non autosufficienti, un’area gialla per sintomatici sospetti con esito del tampone che deve ancora arrivare e un’area verde con asintomatici che non sono ancora stati sottoposti al tampone”. Il bilancio dell’emergenza al Csa, purtroppo, si traccerà solo alla fine.

Nicola Cesaro

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