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Coronavirus, Schiavonia: supporto psicologico agli operatori del Covid Hospital

Il nome del servizio è eloquente e azzeccato: “Prendersi cura di chi si prende cura”. Si tratta dello sportello di ascolto psicologico messo a disposizione degli operatori sanitari del Covid Hospital di Schiavonia, il personale in prima linea nell’assistenza ai pazienti positivi.

La dottoressa Lisa Schön
La dottoressa Lisa Schön (foto da pagina Ulss 6 Euganea)

Accessibile telefonicamente o con consulenze in videochiamata già da tre settimane, lo sportello opera ora anche in presenza e va ad aggiungersi ad altre iniziative di sostegno psicologico usufruibili dai lavoratori impegnati nel contenimento della pandemia.

Coronavirus, l’iniziativa di supporto psicologico agli operatori del Covid Hospital di Schiavonia

A coordinare il servizio sono il dottor Marco Bonamici e la dottoressa Lisa Schön (in foto), psicologa al SerD Alta e Bassa Padovana ed esperta di psicologia delle emergenze. Con l’associazione “Psicologi per i popoli”, attivata in situazioni di crisi dalla Protezione Civile, è partita per l’Abruzzo in occasione del terremoto del 2009 e per le Marche in quello del 2016, con una terza esperienza in Veneto quando c’è stata l’alluvione nel 2012. “In tutte quelle circostanze – racconta la dottoressa Schön – il pericolo era esterno, lavoravamo prevalentemente con la popolazione colpita dalla catastrofe naturale. Oggi facciamo invece i conti con una minaccia interna e costante, insidiosa, fonte di preoccupazione tra gli operatori sanitari come tra i loro assistiti. Col nostro lavoro cerchiamo di normalizzare le loro risposte emozionali e fisiche alle difficoltà che stanno incontrando in questo momento così particolare”.

Lo sportello di sostegno psicologico si compone in totale di 6 psicologi appositamente formati e provenienti dal SerD Alta e Bassa Padovana o dal Servizio Infanzia, Adolescenza e Famiglia. Le problematiche più frequentemente riscontrate riguardano lo stress per l’esposizione al dolore di pazienti e familiari, le difficoltà di comunicazione per via dei dispositivi di protezione e lo smarrimento per la repentina rottura con la normale prassi di lavoro, ma anche il turbamento per la durata prolungata dell’emergenza.

“In situazioni di crisi – ravvisa la dottoressa Schön – chiedere aiuto pare la cosa più ovvia da fare, ma posso assicurare che spesso non accade. Il senso comune ci porta a credere che per superare le esperienze angosciose si debba evitarle e non pensarci troppo, quando in realtà la cosa migliore è parlarne e condividere i propri pensieri. Anche il Covid-19 non fa eccezione: dovremo imparare a convivere per lungo tempo ancora con il virus e con l’incertezza che porta nelle nostre vite”.

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