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Il Coronavirus blocca il sogno di Arnaud, promessa del calcio ingaggiato per un provino da Hellas Verona

Il diciannovenne Arnaud, arrivato dal Burkina Faso dopo mille peripezie grazie all’associazione Co-Meta di Selvazzano, si è trovato ad un passo dal sogno: doveva sostenere un provino all’Hellas Verona ma sono arrivate le restrizioni per Coronavirus. Ora ha ottenuto il prolungamento del visto ma l’attesa continua

Arnaud Aristide Ilboudo
Arnaud Aristide Ilboudo

Un tempismo incredibilmente beffardo. Quando è atterrato in Italia per coronare il suo sogno, il virus ha interrotto ogni attività sportiva: nessuna vetrina, nessun test, nessuna possibilità di far vedere a tutti il suo talento. Per Arnaud Aristide Ilboudo, 19 anni di Houndè, una cittadina del Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri al mondo, l’occasione di realizzare un sogno è arrivata il 23 febbraio. In casa Hellas Verona, dove il giovane talento del calcio avrebbe dovuto sostenere un provino, sperando in un posto nel mondo dello sport che conta. Un sogno, il suo, che parte davvero da lontano.

La storia di Arnaud,bloccato dal Coronavirus il cui sogno è quello di giocare a calcio nell’Hellas Verona

Nato in Burkina Faso, il 19enne si è trasferito in Costa D’Avorio dove è mancata giovanissima la madre. Qui conosce l’amore per il pallone, che gioca per strada o nei piccoli spiazzi di terra: la stoffa si vede da subito, tra tornei e trofei vinti, e Arnaud viene “ingaggiato” dal “Centre de formation pour jeunes talentueux” che permette al ragazzino di coltivare didattica scolastica, formazione calcistica e lezioni di canto. In questi Paesi africani dopo il calcio c’è il canto, nelle corali delle chiese. Il ragazzo arriva a conseguire anche il diploma come insegnante di canto, arrivando terzo nella classifica nazionale di quell’anno: è il più giovane coach del Burkina Faso. Ma è il calcio la vera passione: nel 2016 arriva il debutto tra gli junior del Sonabel di Ouagadougou, società che milita nella Prima Divisione (la serie A) del Burkina Faso, dove Arnaud ritorna proprio per giocare. E’ ospite degli zii, che però lo vedono come un peso e dunque dalla Sonabel passa all’Usfa Ouagadougou, altra formazione di Prima Divisione, in quanto la prima è troppo lontana da dove abita e lui non ha né moto né bicicletta. Per pagare i 6000 franchi di affitto (circa 10 euro) canta nelle corali e trova piccoli aiuti nella parrocchia. Molte sere, dopo la fatica dell’allenamento, salta il pasto perché non ha soldi, oppure rimedia solo un pezzo di pane o un po’ di farina che mette a grigliare.

La prima vera fortuna è uno stage universitario, dove insegnano massaggi, preparazione atletica, benessere e personalità dello sportivo; la seconda è l’incontro con l’associazione padovana Co-Meta che fa intravvedere la possibilità di arrivare in Italia per poter dimostrare il suo valore in campo, palla al piede. Fin da quando ha cominciato a palleggiare con il primo pallone – a otto anni, alla scuola elementare di Abidjan – il suo sogno era di giocare in uno stadio europeo come Zinedine Zidane. Oggi il suo modello è Sadio Manè, il giocatore del Liverpool che ha sofferto la fame e non ha mai dimenticato le sue origini.

L’associazione Co-Meta di Selvazzano Dentro, che si occupa di solidarietà proprio in Burkina Faso, diventa il tramite per arrivare in Italia. Se ne occupa Paola Malagoli, letteralmente stregata dal buon cuore del giovane. Si parte con il passaporto, operazione certamente non banale. Al primo approccio gli portano via i soldi accumulati con fatica: un poliziotto corrotto, vedendolo così giovane, si fa dare i soldi, lui si fida, l’agente lo tiene in ballo per un mese fino a dirgli che i soldi non ci sono più e nemmeno il passaporto. Per cercare di fargli fare qualche provino di calcio in Italia, l’associazione formalizza un invito con tanto di corso in italiano e periodo di formazione.

Il visto viene negato: manca la sicurezza che alla scadenza il giovane lasci l’Europa, nonostante le garanzie di Co-Meta. Dopo mesi, carte, timbri negati e trattative, arriva l’occasione Hellas Verona: la società è incuriosita da questo giovane calciatore e prepara, non senza difficoltà, la domanda per il visto per stage sportivo. Per prepararsi, Arnaud si allena con l’Usc Bassam, società che milita in Prima Divisione ivoriana. Il consolato italiano di Abidjan, però, si oppone: la domanda non è affidabile, anche se a farla è un club di prestigio come l’Hellas.
Altre settimane di tensione e pressing e finalmente arriva l’ok e l’atterraggio in Italia il 23 febbraio per il provino con la Primavera dell’Hellas. Il coronavirus è davvero l’ennesima, fatale, beffa. Le imposizioni governative e sanitarie impongono lo stop a tutto lo sport italiano. Stop che ancora perdura. Arnaud ha ottenuto il prolungamento del visto, ma non si per quanto ancora. Il giovane talento prega Dio, a cui è molto devoto, e spera di potersi giocare la chance tanto sudata.

Nicola Cesaro