Home Rodigino Adria Adria, “Ci siamo sentiti abbandonati, ma abbiamo voluto e saputo reagire”

Adria, “Ci siamo sentiti abbandonati, ma abbiamo voluto e saputo reagire”

Molte le idee per “andare avanti” durante le lunghe settimane di lockdown. C’è anche chi si è reinventata estetista digitale

Commercianti di Adria

Tra le categorie più danneggiate dal lockdown degli ultimi mesi ci sono anche quelle dei parrucchieri e delle estetiste, tra gli ultimi a poter riprendere le proprie attività a causa dell’inevitabile contatto diretto e ravvicinato con i clienti. Nessuno di loro però si è mai perso d’animo: “Il primo giorno dopo la chiusura ero sconfortata ma già da quello successivo mi sono tirata su le maniche e ho pensato a come fare per poter essere di sostegno e supporto alle mie clienti” racconta la titolare del negozio New Age consulenti di bellezza.

Adria, le parole di parrucchiere ed estetiste

“Insieme al mio team mi sono reinventata parrucchiera digitale. Abbiamo cominciato a fare dei video tutorial sulla gestione a casa dei capelli, che ci hanno permesso di avere una grande visibilità. Inoltre ho consegnato i prodotti a domicilio e ho costruito percorsi di bellezza personalizzati per la riapertura”. Quando è stato possibile riaprire il salone, non ci sono state grosse difficoltà né per lo staff né per i clienti. Ognuno con la propria mascherina e guanti ha mantenuto il distanziamento sociale mentre per quel che riguarda gli strumenti “l’utilizzo di spazzole e pettini è sempre stato monouso”.

La stessa cosa è avvenuta anche all’interno dei centri estetici: “Abbiamo sempre usato dispositivi monouso e sterilizzato minuziosamente gli attrezzi con prodotti specifici”. Inoltre durante questi mesi di stop forzato, “abbiamo deciso di imbiancare e sanificare tutto l’ambiente” spiegano da Estetica Venere. Entrambe le categorie hanno però lamentato una scarsa attenzione nei loro confronti da parte del governo, i cui aiuti non sono stati sufficienti. Questo ha spinto la titolare del centro estetico “L’Incanto” a scrivere una lettera aperta indirizzata al premier Conte: “Noi abbiamo sempre utilizzato dispositivi e protocolli rigidi di sicurezza. Compresa la distanza sociale, visto che le nostre stanze sono chiuse e possono entrare solo due persone. La chiusura forzata paradossalmente ha dato il via libera agli abusivi, che rappresentano “una beffa e un pericolo per la salute” .

Chiara Tomao

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