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Chioggia: la seconda vita di Riva Vena, uno dei luoghi più caratteristici della città

A Chioggia Riva Vena rivive grazie all’ampliamento dei plateatici

Riva Vena

Il Coronavirus fa Rivivere “Riva Vena”. Non è sfuggito agli occhi dei residenti e dei molti turisti arrivati a Chioggia come la possibilità di aumentare e adattare i plateatici a disposizione di bar e ristoranti (concessa dall’ Amministrazione Comunale per contrastare l’emergenza Covid-19), abbia di fatto avuto il “benefico” effetto di incentivare una sosta tra le calli, ponti e canali della città.

Chioggia: il fascino di Riva Vena

La bellezza della riva più caratteristica di Chioggia è da anni “sospesa” e non solo perché il tempo qui sembra si sia fermato (è l’unica Riva dove non circolano auto), ma anche perché le tante e colorite attività che la popolavano hanno chiuso battenti. A questa circostanza si è aggiunto un lento abbandono delle abitazioni, in alcuni casi fatiscenti e con residenti che all’impagabile bellezza degli scorci che regala il canale hanno preferito le “comodità” della vicina Sottomarina.

Il tema della valorizzazione di quest’area cittadina è dibattuto da anni. Ultima in ordine di tempo (Novembre 2019) la presentazione di un progetto degli architetti Lorenzo Vianello e Paola Tuosto, illustrato alla cittadinanza e all’Amministrazione Comunale; che proponeva un ventaglio di soluzioni “green”, ecosostenibili e addirittura la possibilità di riprodurre il Festival della Luce di Amsterdam con l’utilizzo di effetti luminosi a ridosso del canale. “Nel 2020 o al massimo nel 2021 sarà attivo un bando per supportare le imprese presenti” – furono le dichiarazioni dell’ Assessore all’Urbanistica Alessandra Penzo.

Senza dubbio queste settimane estive post-lock down stanno fornendo un interessante assaggio di quella che sarebbe  una destinazione d’uso in stile “Slow-food”; un percorso enogastronomico in grado di valorizzare la città e i suoi prodotti tipici in maniera abbastanza semplice e diretta: Bacari e ristoranti.

ll Bàcaro in particolare è la tipica osteria veneziana dove da tempo immemore si consumano i “cicheti” e l’immancabile “ombra de vin” (termine utilizzato per ricordare che anticamente i venditori di vino piazzavano i banchi di distribuzione del vino all’ombra del campanile di San Marco per tenerlo fresco). Per natura inoltre questa tradizione inizia nel tardo pomeriggio e si conclude poco dopo l’orario di cena. Nel naturale rispetto delle regole di civile educazione anche il problema di schiamazzi e confusione potrebbe essere superato.

Per ora di certo che in questa Estate, in un contesto suggestivo come quello di Chioggia, “Fare di necessità virtù” è diventato un piacevole adagio.

Luca Rapacciuolo

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