Home Padovano Padova Da Harvard a Padova per un sogno: l’ingegneria a servizio dell’uomo

Da Harvard a Padova per un sogno: l’ingegneria a servizio dell’uomo

Cervello in fuga, dopo esperienze in prestigiosi atenei, Panizzolo è tornato in città per dar vita alla start up Moveo Walks e realizzare Exoband, un esoscheletro che aiuta a camminare

Panizzolo

Dopo oltre sette anni passati come ricercatore tra Canada, Australia e Stati Uniti è tornato a Padova per dar vita a un sogno, il suo: mettere l’ingegneria a servizio dell’uomo. In altri termini, poter aiutare a camminare chi ha subito un infortunio o è affetto da patologie che ne riducono la mobilità. Fausto Panizzolo, 38 anni, bioingegnere specializzato in biomeccanica e controllo motorio, cervello in fuga e ora di rientro, è l’ideatore di Exoband. A vederla somiglia a una tuta di Superman. In realtà funziona come un esoscheletro, si indossa come un paio di pantaloni ed è intelligente, aiuta i movimenti grazie a dei sensori.

“Non fa camminare chi non è più in grado – spiega Panizzolo -, ma alleggerisce l’affaticamento motorio, aiutando a camminare meglio e più a lungo soprattutto gli anziani, chi ha difficoltà motorie o è affetto da patologie come sclerosi, ictus, Parkinson e stenosi”. Dopo una fase di sperimentazione è arrivato dal Ministero della Salute il via libera a certificazione e commercializzazione. A produrre Exoband è Moveo Walks (www. moveowalks.com), la start up nata grazie a Panizzolo insieme ad altri giovani cervelli in fuga. Proprio la start up, con sede iniziale a Boston e ora a Padova, è tra i finalisti della terza edizione di BHeroes. I vincitori saranno protagonisti del format televisivo in onda, la primavera prossima, su Sky.

“Tutto è nato nella prestigiosa università di Harvard – spiega l’ingegnere –, dove ho lavorato in un team all’avanguardia nello sviluppo di esoscheletri leggeri. Da lì ha preso corpo l’idea di brevettarne l’applicazione in campo medico. Ma volevo che la realizzazione fosse a Padova, quindi sono rientrato. Se me lo avessero chiesto dieci anni fa avrei risposto che era una follia”. In città l’ingegnere ama muoversi sulla due ruote.

“Vado sempre in bici, anche per recarmi nella sede di lavoro, in zona industriale all’interno di un incubatore di imprese con altre start up. Non ho l’auto, ma non è un problema: in caso di necessità ci sono gli amici a darmi un passaggio”.

Perché ha deciso di tornare nel nostro Paese?

“Volevo essere indipendente nello sviluppo del brevetto e dimostrare che, anche in Italia, è possibile avviare attività come questa. È stato più lungo, anche per via della burocrazia, però ce l’ho fatta: da qualche mese stanno arrivando ordini da tutta Italia e anche dall’estero”. L’ingegnere padovano di Harvard è riuscito a concretizzare un’idea che sembrava bizzarra e irrealizzabile.

“Dopo la laurea ho scelto di andare all’estero – conclude –: non c’era molto interesse nei miei confronti nonostante i tanti curriculum spediti. Così ho iniziato a guardarmi in giro e a inviarli a università e centri di ricerca in biomeccanica. Mi sono subito arrivate risposte positive. Sono partito per la University of Western Australia di Perth, poi per il Canada, Università di Calgary, fino ad Harvard. Noi siamo la somma di tutto quello che abbiamo letto, vissuto, visto e incontrato: se io sono così non è solo per i tre Paesi in cui ho vissuto e le decine di città che ho visto, ma soprattutto perché sono nato qua. Dovunque si vada e qualsiasi cosa si faccia, le radici ce le portiamo sempre dietro. Ai ragazzi dico di avere sempre dei progetti e di non aver paura di crederci”.

Nicoletta Masetto