Home Padovano Padova Due ospedali di eccellenza a Padova

Due ospedali di eccellenza a Padova

500 milioni di euro per la rigenerazione di via Giustiniani e la costruzione del policlinico universitario a Padova est

Padova

Un’operazione da 500 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i cinquanta previsti per il progetto di bonifica delle Mura. E un obiettivo molto chiaro: tagliare il traguardo, oltre che il nastro, a dicembre del 2027. Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Luciano Flor ha una tempistica da caterpillar.

“E pensare – ha affermato poco prima della firma dell’accordo – che quando nel 2017 abbiamo predisposto il cronoprogramma ci dicevamo che sarebbe stato impossibile da mantenere”. Per l’autunno 2020 si arriverà alla pubblicazione del bando di progettazione, al quale seguirà l’affidamento dell’appalto. Apertura del cantiere fissata per il 2023. Ospedali pronti alla fine del 2027.

“Ragionare sul polo di Padova est è facile, perché è tutto nuovo”, ha ammesso Flor. Tutt’altro discorso va fatto per il Giustiniani, dove ci sono pezzi di memoria della sanità padovana in continua crescita. “Sarà un ospedale che restituirà alla città spazi, verde e vivibilità. Una grandissima riqualificazione che terrà conto dell’architettura di quattro secoli diversi che raccontano la storia della medicina”. Non solo. “Chi sarà chiamato a progettare dovrà tenere conto anche dell’esperienza maturata in questi mesi di emergenza coronavirus”, ha aggiunto. Un plastico immenso, a riempire la sala operativa della Protezione civile regionale.

Padova, le parole di Luca Zaia

Luca Zaia li ha voluti tutti accanto, i protagonisti di quello che ha definito “il frutto di un lavoro di squadra e un regalo al territorio”. E ha ribadito che “la sanità è in emergenza e questa è una soluzione dell’emergenza”. Ma è andato anche oltre, facendo capire senza troppi giri di parole che si deve fare presto: “Auspico una mentalità da privati, pur rispettando le regole”. Regione, Comune di Padova, Azienda ospedaliera, Università. Ci sono voluti anni perché trovassero una strada condivisa, ma adesso che la fase burocratica si è chiusa il traguardo non sembra più così lontano. Il Magnifico Rettore Rosario Rizzuto ne è sicuro: “È un momento di non ritorno che arriva in un momento simbolico”. La pandemia e la gestione dell’emergenza diventano metafore di questo accordo per il futuro della sanità padovana e dei suoi attuali ottomila dipendenti, duemila dei quali medici e altri duemila specializzandi.

“I numeri del coronavirus in Veneto ci ricordano quale emergenza abbiamo affrontato. Ma la ragione che ha reso la situazione meno drammatica è che le istituzioni hanno saputo lavorare assieme. Che durante un’emergenza possiamo anche guardare al futuro della sanità dimostra come l’unità paga sempre”, ha affermato. Assieme. È stata forse una delle parole più usate prima di passare alla storica firma. “Ma non è retorica, quando ci sono obiettivi da raggiungere”, ha voluto sottolineare il presidente della provincia di Padova Fabio Bui. Che in questo punto di arrivo legge un’apertura al mondo della medicina padovana. Con in più l’esperienza della gestione dell’epidemia da coronavirus.

Sara Salin