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Il prefetto di Padova Renato Franceschelli: “I cittadini hanno dimostrato grande senso di responsabilità”

Intervista al Prefetto di Padova Renato Franceschelli

Renato Franceschelli

Prefetto Franceschelli, quale il bilancio della prima fase di emergenza?

“Possiamo distinguere due momenti e due modalità decisamente diverse. I primi 15 giorni con l’individuazione del focolaio di Vo’ e la chiusura di Schiavonia hanno rappresentato l’emergenza nella maniera più tradizionale, durante la quale abbiamo fornito assistenza alle persone, vigilato sugli accessi, gestito i bisogni e i servizi essenziali. Quando l’emergenza si è allargata sul piano territoriale e ha assunto connotazioni più sanitarie, le cui competenze sono in capo alla regione e alle Uls è cambiato anche il nostro ruolo come Prefettura. Da allora le direttive del Governo hanno avuto un evidente impatto sulla vita di tutti e da parte nostra abbiamo avvertito la necessità di armonizzare le interpretazioni, di coordinare le forze dell’ordine e gli enti locali. La gestione delle deroghe alle attività e filiere essenziali ha rappresentato un onere notevole in termini amministrativi e burocratici, con la gestione di oltre 8 mila domande da parte delle aziende che chiedevano di proseguire. Abbiamo cercato di essere collaborativi e comprendere le singole richieste, negando quelle pretestuose ma riconoscendo la complessità delle filiere presenti a Padova e provincia e cercando sempre una soluzione”.

I cittadini come hanno risposto?

“Posso dire di aver avvertito un senso responsabilità diffuso nel periodo di maggiore restrizione. I padovani hanno collaborato e si sono adeguati alle disposizioni, lo confermano anche i numeri delle attività di controllo che pubblichiamo quotidianamente sul nostro sito”.

I giovani come si sono comportati?

“Si sono dimostrati più responsabili e pazienti degli adulti, hanno vissuto la segregazione con minor disagio, probabilmente perché avevano già confidenza con gli strumenti tecnologici che hanno permesso di mantenere le relazioni a distanza”.

Come ha vissuto a livello personale questo periodo?

“Ho avuto la fortuna di avere mia moglie bloccata qui a Padova e quindi di non essere solo. Come per molti è stato un periodo di lavoro intenso, con giornate veramente piene. Certo mi è mancata la dimensione della socialità, come a tutti”.

Cosa cambia con la “fase 2”?

“Il mondo intorno a noi è cambiato e ci troviamo a gestire una situazione nuova, che coinvolge le amministrazioni pubbliche e il mondo delle aziende. In questo momento l’approccio è improntato alla collaborazione e non solo alla sanzione. Le aziende si trovano di fronte anche a difficoltà di interpretazione delle nuove regole e meritano di essere sostenute e aiutate prima che sanzionate. Questo in caso di difficoltà oggettive, mentre le furbizie non sono ammesse. Il tavolo istituito in Prefettura con gli uffici e forze polizia che eseguono i controlli tiene vivo il dialogo quotidiano con le categorie economiche, con i sindacati e con il mondo bancario. La mia raccomandazione è quella di rendersi conto che la partita non è finita e proprio adesso ci giochiamo un rischio concreto con le riaperture. Dobbiamo evitare le disattenzioni che possono generare nuovi focolai di contagio”.

Quali prospettive per i grandi eventi estivi?

“Questo è l’ambito sul quale grava un notevole punto interrogativo. In questo periodo è difficile immaginare una gestione a breve termine. Al momento siamo in attesa di indicazioni da parte del governo,sicuramente è il settore che ne sta risentendo di più e che va adeguatamente sostenuto.

Nicola Stievano