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Le muse acquatiche di Longo

Dall’incontro tra mito e natura, nascono le muse acquatiche dello scultore Luciano Longo, che con la leggerezza delle sue opere riesce a raccontare e risvegliare valori primordiali

Luciano Longo

Figlio d’arte, coltiva sin dall’infanzia la passione per il figurativo, sviluppando in particolare un interesse per le semidivinità femminili di varie mitologie, protagoniste indiscusse delle sue opere. Oggi vive e opera nel trevigiano, ma la sua arte è conosciuta a livello internazionale. Sinuosità e movimento della figura umana, in particolar modo del corpo femminile, sono alcuni dei principali aspetti che caratterizzano la sua arte.

Com’è nato questo suo interesse?

“Il primo approccio ai corpi è avvenuto al liceo artistico a Venezia con l’impiego di modelle per il disegno. All’Accademia di Belle Arti poi, dopo un periodo di astratto, sono tornato al figurativo. Col tempo ho approfondito il tema delle semidivinità femminili: danzatrici, naiadi, ninfe, anguane, figure di varie culture mitologiche. Il mio interesse al corpo femminile è iniziato così”.

Come nascono le sue opere? Quanto sono importanti studio e improvvisazione?

“Dipende dal materiale con cui sto lavorando. Se si tratta della creta, che richiede una lavorazione più veloce, c’è un gesto rapido, ma non improvvisato. Quando invece scolpisco a levare, come nel caso del legno, è più uno sfogo. In un certo senso, nelle mie opere c’è una certa istintività, ma è sempre progettata”.

Legno, pietra, vetro, oro. Sono tutti materiali molto diversi. Come mai questa varietà e come combina questi materiali?

“Il principale motivo è da ricercarsi nel mio periodo astratto: lì ho incominciato a utilizzare diversi materiali e da allora questa tendenza è rimasta. Quando creo una scultura tendo a preferire il legno per la parte inferiore del corpo, mentre per quella superiore scelgo il marmo, il bronzo o la pietra. Si potrebbe pensare che il legno darebbe più leggerezza posto sopra, ma utilizzato come base dà più un’idea di legame con la natura: la scultura così sembra nascere dalla terra, proprio come un albero”.

Cosa raccontano le opere di Luciano Longo?

“Bellezza e natura. Cerco di dare spazio a sensualità e fisicità, tenendo però conto anche del rispetto per la natura. Le figure femminili mitologiche che rappresento, così come i materiali che utilizzo, sono molto legati alla natura. La donna delle mie opere diventa simbolo della natura stessa, come la natura le donne divine se non vengono rispettate possono essere temibili. Ultimamente poi, scolpisco sculture senza mani e senza volto. È molto più difficile comunicare solo col corpo: a differenza di altre emozioni, la cattiveria ha bisogno di volto e mani per esprimersi. Senza, è molto difficile rappresentarla. Questa mia scelta forse può riconnettersi a un’idea per cui il corpo è buono, mentre ci si mette la testa per fare i cattivi”.

Gaia Zuccolotto

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