Home Politica Lorenzoni: “Cambiare si può, vogliamo essere forza di governo”

Lorenzoni: “Cambiare si può, vogliamo essere forza di governo”

Il candidato alla presidenza del Veneto: “basta con il gioco in difesa praticato da dieci anni, non si è fatto abbastanza, è arrivato il momento di dare nuove prospettive”

Lorenzoni

“Vogliamo essere una forza di governo e non semplicemente di gestione. Al primo punto mettiamo l’ambiente, il sociale, la sanità. Questa regione gioca in difesa da oltre dieci anni, ora è arrivato il momento di dare prospettive di sviluppo al territorio”.

Con queste parole Arturo Lorenzoni, vicesindaco di Padova e docente universitario di Economia dell’energia, 53 anni, ha dato il via alla campagna elettorale per la presidenza della Regione Veneto. A sostenerlo, il Partito Democratico, “Il Veneto che Vogliamo”, “Veneto – Verdi Europa”, “Piu’ Europa”, “Centro democratico”, “Rete civica veneta”, “Sanca veneta” e “Volt”.

Quali le sue priorità per la Regione?

“Le priorità sono quelle di rilanciare l’economia puntando su una forte riqualificazione dal punto di vista ambientale. Penso ad esempio alla rigenerazione degli immobili, alla decarbonizzazione con investimenti forti nel rinnovamento energetico e all’incrocio tra innovazione e prestazioni ambientali. Si tratta di un ambito che ha fortissime potenzialità sia per la riqualificazione del territorio sia per la creazione di posti di lavoro sia per rendere il nostro sistema imprenditoriale più competitivo all’estero. Un altro punto di partenza è sicuramente una maggiore attenzione alle fragilità dal punto di vista sociale. Penso ai bisogni di chi ha in famiglia casi di non autosufficienza, come anziani, disabili o casi di neuropsichiatria infantile. Quest’ultima è stata svuotata di risorse”.

Veniamo alla sanità, quindi. La situazione veneta com’è?

“Tutta la parte di medicina del territorio, ossia i servizi alle persone, manca. Zaia aveva detto nel 2015 che avrebbe azzerato le liste di attesa: provi a chiamare il Cup e vediamo cosa le dicono. Non è andata come ci aveva promesso. Serve una sanità più attenta al servizio e non alla contabilità”. Un altro tema chiave per il Veneto sono le infrastrutture. “Abbiamo fatto troppo poco con i 7 chilometri di Pedemontana. Non possono essere una medaglia, serve molto di più, servono interventi veri”.

Come affronta questa partita elettorale?

“Voglio puntare su un progetto di Veneto molto più innovativo e orientato alla crescita. Non si è fatto abbastanza”. Sulle elezioni a settembre è d’accordo? “Fine settembre è il momento in cui avremo superato questa pandemia e non dovremmo ancora avere un ritorno. C’è il tempo per fare la campagna elettorale e confrontare le idee. Votare adesso avrebbe significato non avere la possibilità di manifestare le proprie idee, tranne per Zaia che ha lasua vetrina quotidiana”.

Se dovesse vincere cosa farà per sostenere aziende e famiglie nell’autunno che ci attende, probabilmente caldo e difficile?

“Facilitare le imprese dando liquidità, sia sul lato della produzione sia su quello della domanda. Dobbiamo aiutare l’economia a rimettersi in moto. Penso ad esempio a chi deve lavorare con l’estero: bisogna accompagnare le imprese. Ora non vedo grandi progetti di sostegno ai nostri distretti, abbiamo aziende straordinarie che vanno per proprio conto”.

Che squadra è quella che la accompagna?

“Riunisce tutto il mondo progressista e riformista, c’è condivisione sui temi e i progetti”. Diciamocelo, la partita è di quelle toste. Vincere non sarà per nulla facile. “Tutto può succedere: guardiamo a come è cambiato il mondo in soli 3 mesi. Bisogna essere pronti a giocare la partita. La mia proposta è concreta e seria. Indubbiamente si parte da condizioni diverse, ma il punto di arrivo lo scopriremo solo il giorno delle elezioni”.

Giorgia Gay