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Il Comune di Adria chiede aiuto alla Regione

Adria, Coimpo: gli sviluppi dopo la condanna

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L’ex sede di Coimpo

L’ex presidente e il responsabile tecnico di Coimpo dovranno presentare al Comune “un piano dettagliato degli interventi e relativo cronoprogramma e alla successiva realizzazione di tutti gli interventi necessari per la messa in sicurezza del sito”. A comunicarlo è il Comune di Adria, a seguito della sentenza n. 1571/2019 del Tribunale di Rovigo che ha riconosciuto e accertato la penale responsabilità di Gianni Pagnin e Mauro Luise a dover ripristinare lo stato dell’ambiente del sito.

Il comune di Adria chiede un supporto tecnico alla Regione

“Il Comune di Adria ha chiesto un supporto tecnico alla Regione al fine di affrontare tutte le incombenze che il caso Coimpo/Agribiofert richiede, per predisporre un piano condiviso delle iniziative necessarie a garantire la salute dei cittadini e salvaguardare l’ambiente, considerato che la problematica relativa alla gestione di una bonifica del sito che riveste carattere interregionale” aggiunge la nota. La decisione di pretendere un piano di interventi da Pagnin e Luise è “correlata all’accertamento in sede penale delle responsabilità dei due condannati -afferma il primo cittadino Omar Barbierato – evidenziata durante il processo, anche in seguito alla reiterazione della condotta dell’attività illecita proseguita dopo l’incidente mortale avvenuto nel settembre 2014, nello stabilimento delle ditte Coimpo e Agribiofert”.

Quattro persone persero la vita a cusa della nube tossica

In quella tragedia persero la vita quattro persone per effetto della nube tossica che si sviluppò in seguito allo sversamento di acido solforico, in una vasca contenente fanghi. “Quattro vite stroncate e per tali fatti il tribunale di Rovigo ha condannato Pagnin e Luise alla pena della reclusione, al risarcimento dei danni patiti dalle parti civili costituite in giudizio e alla rifusione delle spese legali di costituzione di parte civile”. La richiesta dei finanziamenti regionali per la caratterizzazione e quindi le procedure di messa in sicurezza del sito inquinato, si renderebbero necessari per l’avvio dell’opera di bonifica, anche in virtù dell’art.250 del codice dell’ambiente, n base al quale “se i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti, né il proprietario né altri soggetti interessati, saranno realizzati d’ufficio dal Comune e, ove questo non provveda, dalla Regione.” Nello specifico si parla di 50mila metri cubi di fanghi solidi stoccati in silos e vasche, e 6mila metri cubi di fanghi liquidi, la cui natura e pericolosità, è in fase di accertamento. “Il Comune pertanto ha inoltrato domanda di accesso ad un finanziamento regionale, con un progetto di 580mila euro, di cui il 20% a carico della città etrusca”informa l’assessore Matteo Stoppa “Sono anni che i cittadini di Ca Emo aspettano risposte, -commenta la consigliera comunale e provinciale Sara Mazzucato- e per questo, come amministrazione civica, stiamo lavorando con azioni concrete x il bene della comunità”.

Giorgia Gay

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