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La lettera dei ragazzi di Campodarsego finisce “sullo smartphone” di Zaia

Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Campodarsego: le parole dei giovani nella lotta al coronavirus

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Il sindaco del Ccrr di Campodarsego Samuele Sambataro con il sindaco Mirko Patron in un evento pubblico

“Non dobbiamo pensare a Covid-19 come qualcosa che non ci interessa solo perché siamo giovani: da asintomatici possiamo comunque diffondere il virus ed aggravare la situazione, quindi osserviamo attentamente le norme imposte dal Governo. E se credete in una religione, pregate per chi ha contratto il virus, in particolare per chi rischia la morte, per i loro familiari ed anche per i dottori e gli infermieri che ce la mettono tutta e che in questo momento servono quanto servivano i pompieri il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle”. Le parole sono di Samuele e Petra, rispettivamente sindaco e vicesindaco del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Campodarsego. Nei giorni di chiusura e isolamento, con tutto il Ccrr, hanno voluto scrivere una lettera aperta “per esprimere vicinanza nel tempo del Covid-19” prima di tutto a bambine e bambini, ragazzi e ragazze di Campodarsego, quindi alle famiglie, alla dirigente, ai loro docenti e a tutto il personale scolastico.

Zaia ha apprezzato e elogiato i ragazzi  per la vicinanza alla comunità e “per l’esperienza formativa ed educativa del Ccrr”

Da Campodarsego la lettera è finita anche sul tavolo, o meglio sullo smartphone attraverso i social, del presidente del Veneto, Luca Zaia che ha inviato, a sua volta, una nota di apprezzamento e plauso per questa vicinanza alla comunità e “per l’esperienza formativa ed educativa del Ccrr”. “ Noi consiglieri – ha scritto ancora il Ccrr, organismo voluto e sostenuto dal Comune e che il sindaco Mirko Patron, insieme alla sua squadra, vuole al suo fianco in ogni manifestazione pubblica – desideriamo essere vicini ai nostri amici e compagni di scuola. Pensiamo anche alle famiglie e a tutti i nostri insegnanti. Come Ccrr ci siamo confrontati rispetto a cosa pensiamo di questa situazione, e come la stiamo vivendo. Desideriamo confortarvi e condividere dei messaggi positivi e di speranza. Per questo motivo abbiamo pubblicato alcuni nostri pensieri, andrà tutto bene con l’augurio di ritrovarci presto a scuola”.

“Da adolescenti i nostri nonni venivano chiamati in guerra, a noi hanno solo chiesto di stare a casa”

Infine la riflessione che ha toccato tante persone: “Sta girando on-line questa frase “da adolescenti i nostri nonni venivano chiamati in guerra, a noi hanno solo chiesto di stare a casa”: ciò ci fa riflettere – hanno aggiunto ragazze e ragazzi – . Noi rimaniamo neutrali al virus, non lo sottovalutiamo ma non ne facciamo neanche una catastrofe, ascoltiamo semplicemente quello che dicono di fare per ridurre sempre di più il contagio. Infatti, non siamo usciti per parecchi giorni e, anche noi, abbiamo trovato abbastanza stressante questa cosa. Però, abbiamo usato il buon senso, e bisogna farlo ancora , e capire che se vogliamo chiudere questa situazione il prima possibile dobbiamo continuare ad ascoltare le indicazioni che ci danno”.

Nicoletta Masetto

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