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Lamon, eremo verde del gusto

Il pregiato fagiolo IGP e la pecora di razza locale, la Fea lamonese, sono la ‘vetrina’ di questo territorio montano del Feltrino, ricco di tradizione e di bellezza. Una conca dove natura, storia, arte e artigianato creativo costituiscono un richiamo forte anche sotto il profilo turistico

Lamon

“Vivere a Lamon è una scelta di vita, qui non si viene per caso. Non è semplicemente andare a vivere in montagna. C’è un universo di valori piccoli e grandi in questo luogo che ha un che di ancestrale ”.

Annalisa Zuanetti abitava a Padova e a un certo punto della sua vita si è trasferita armi a bagagli a Lamon, con i genitori Gianni e Malvina, per aprire un’osteria: l’Osteria Al Cavallino. Locale che oggi è diventata una sosta molto apprezzata da chi ama la cucina tradizionale e che deve il proprio nome a un curioso atto di coraggio avvenuto in quel luogo: durante la Seconda guerra mondiale un partigiano di Lamon rubò rocambolescamente un cavallo al comando dell’esercito tedesco. Rischiò molto, ma gli andò liscia. La cucina tradizionale negli ultimi anni è diventata un ottimo veicolo di cultura a Lamon, perché il territorio è uno scrigno di tante cose buone e rare – a partire dal famoso fagiolo IGP e dalla pregiata pecora lamonese (detta la Fea di Lamon) salvata dall’estinzione e da cui si ricavano una pregiata lana, del buon latte e l’inimitabile carne affumicata. Prodotti che hanno contribuito a far conoscere questa splendida conca verde, circondata dalle Dolomiti Bellunesi, ben oltre i confini del Feltrino.

Un altopiano, quello di Lamon, dominato dall’antica chiesa di San Pietro (che già da sola vale la visita per le sue opere d’arte), dove il tempo sembra essersi fermato e dove oggi, all’insegna dell’ecosostenibilità e del rispetto della natura, si snodano percorsi escursionistici di una bellezza unica, terreno ideale sia per camminatori esperti che per appassionati della mountain bike. Non è più tornata in pianura Annalisa e, grazie alla sua passione per il territorio, il suo bar – osteria è diventato uno dei ritrovi abituali per la gente del posto, ovvero quellidella contrada Rugna, e luogo dove si trasmettono oggi più di ieri i valori della cultura locale. Annalisa peraltro non è l’unica padovana ad essere rimasta folgorata sul cammino di Lamon: è di Padova anche l’attuale sindaco Ornella Noventa, giunta sull’altopiano qualche anno fa per amore e oggi impegnata, non soltanto in virtù del suo ruolo di capo della comunità dei ‘lamonat’, nella tutela dell’originale patrimonio ambientale e culturale di questo territorio che si estende dai 594 metri del centro ai 2069 del Monte Coppolo.

Un territorio molto vasto, suddiviso in ben 22 frazioni (ciascuna con la propria identità), di cui ben 13 appena mezzo secolo fa, ovvero prima dell’ultima migrazione massiccia (verso la ricca Svizzera in particolare), avevano una propria scuola elementare. Ornella Noventa quando inizia a raccontare il suo paese lo fa vincendo facile: mostrando i resti del gigantesco orso preistorico ricomposto, come si fa con i mammuth o i dinosauri, nel grande atrio del municipio. Lamon ha un ‘genius loci’ fortissimo e il segreto di tanta energia ce lo svela la storia. Fin dall’antichità, come testimoniato dallo stesso orso e dai preziosi reperti ritrovati nella Necropoli romana di San Donato, oggi valorizzati nel nuovo Museo Civico e Archelogico. Da Lamon passava l’antica strada romana Claudia Augusta, sulla cui direttrice transnazionale si è sviluppata nei secoli una ricca e variegata civiltà. Tante civiltà. Come quella dei Cromars, gli ambulanti che si spostavano a piedi e portavano la loro mercanzia nelle valli vicine, dentro a cassette portate a spalla a mo’ di gerla. Ma anche intorno ai fagioli, coltivati sull’altopiano fi n dal ‘500, Lamon ha costruito una piccola ma fl orida economia. Lamon che per il suo fagiolo sta affrontando da qualche anno in ambito comunitario europeo uno strenuo contenzioso contro una multinazionale olandese del settore conserviero, rea a detta dei lamonesi di aver creato il marchio commerciale ‘Borlotti Lamon’, ritenuto fuorviante e dannoso per l’immagine dell’IGP Fagiolo di Lamon.

“Ci batteremo fi no all’ultimo – promette Tiziana Penco, presidente del Consorzio di tutela, di origine istriana e lamonese adottiva – il nostro prodotto è un’altra cosa. Un altro mondo. Quel marchio commerciale genera confusione”. Il fagiolo di Lamon IGP è esaurito praticamente ancora prima di produrlo. Può raggiungere anche i 25 euro al chilo. E’ alla base di tante ricette tradizionali, come svela Annalisa Zuanetti del Cavallino, che se li sente richiedere spesso. Anche la pecora, la Fea di Lamon, è sempre stata fonte di reddito. Per il suo recupero si sono battuti in tanti e ora è allevata anche da alcuni giovani. Oltre alla carne a umicata regala una lana di particolare pregio con cui abili artigiani locali creano articoli molto ra nati. Milena Palla del laboratorio ‘I lavori di Penelope’ spiega che la lana viene tessuta a mano seconda l’antica tradizione del telaio e che non subisce alcun trattamento con sostanze nocive. I capolavori che crea – ovvero tappeti, centri tavola, capi di vestiario e oggetti vari – non sono soltanto degli originali souvenir, ma anche il simbolo di una sapienza antica, che a Lamon ritrovi anche nell’aria stessa che respiri.

Renato Malaman