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Quinto di Treviso: “Nuovo anno scolastico, pronto il piano per partire in sicurezza”

“Con la chiusura del Canova fino a ottobre una parte del territorio è in sofferenza”

Stefania Sartori

“Abbiamo definito il piano per consentire l’inizio del nuovo anno scolastico a settembre nel pieno rispetto delle misure di prevenzione contro il coronavirus. Il distanziamento tra gli alunni renderà necessario anche l’uso della palestra e dell’aula magna. Ma non dovremo andare alla ricerca di edifici esterni. Riusciremo ad accogliere tutti i bambini e i ragazzi direttamente negli spazi delle scuole”. A parlare è Stefania Sartori, sindaco di Quinto. È stata eletta alla guida del municipio poco più di un anno fa. Non si sarebbe mai immaginata di dover gestire un’emergenza come quella del Covid-19. Davanti al problema, però, non è rimasto che rimboccarsi le maniche.

Sindaco Sartori, come sono andati i quattro mesi di emergenza?

“Nessuno poteva prevedere quello che è successo. Da parte nostra, ci siamo mossi il più tempestivamente possibile. I cittadini si sono comportati in modo esemplare rispettando le misure contro la diffusione del Covid-19. Soprattutto nel picco peggiore dell’epidemia. Molti, poi, hanno dato un loro contributo diretto facendo delle donazioni sul conto corrente che abbiamo aperto come Comune. Il problema è stato enorme. Ma grazie al lavoro fatto dalla Regione, e in particolare dal governatore Luca Zaia, siamo riusciti ad arginarlo”.

Come sta oggi il Comune a livello economico?

“Ci aspettiamo una riduzione delle entrate. Anche per questo abbiamo deciso di tenere un fondo da parte, così da essere pronti a intervenire in base ai vari scenari possibili. Quel che è certo è che il settore del sociale non ha mai smesso di lavorare per aiutare le famiglie più in difficoltà. Si continuerà su questa strada. Tra le ultime decisioni, solo come esempio, c’è stata quella di rimborsare le famiglie per il servizio dello scuolabus non usufruito a causa della chiusura delle scuole”.

A Quinto c’è stata anche un’azienda che ha donato una colomba a tutte le famiglie per Pasqua.

“È stato un gesto di grande umanità. Oltre al tema economico, ovviamente fondamentale, non bisogna mai dimenticarsi di curare anche questo aspetto”. Sul piano economico, appunto, la chiusura dell’aeroporto si sta facendo sentire? “Si. Nel recente passato si era esagerato con i voli. I cittadini che vivono sotto le rotte degli aerei sono i primi a saperlo. Adesso, però, una parte del territorio è in sofferenza: da una parte i lavoratori del Canova sono a casa e dall’altra faticano tutte quelle attività legate al turismo e ai viaggi di lavoro. In modo responsabile, nessuno di noi ha mai chiesto la chiusura dell’aeroporto. Per noi è sempre stato fondamentale raggiungere un buon equilibrio tra l’attività del Canova e le necessità del territorio”.

Mauro Favaro

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