Home Rodigino Rovigo: “Mia mamma al Covid di Trecenta, nonostante negativa al tampone”

Rovigo: “Mia mamma al Covid di Trecenta, nonostante negativa al tampone”

Rovigo, il racconto della figlia: “Dopo 8 giorni ho scoperto che mia mamma era negativa ed era stata mandata erroneamente in un reparto Covid”

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L’ospedale di Trecenta che ha ospitato i pazioenti Covid nella fase dell’emergenza

Una storia a lieto fine, ma che avrebbe potuto avere conseguenze negative, è quella che ha per protagonista un’anziana residente a Borsea, frazione di Rovigo. A raccontare la vicenda è la figlia 42enne, Erika Bombonato. “Tutto ha avuto inizio al policlinico di Rovigo, tra il 28 e 29 aprile, quando a mia mamma, paziente con ictus pregresso e parziale disabilità, dopo tre mesi di degenza per riabilitazione, sono stati eseguiti tre tamponi. Dei primi due mi viene comunicato tempestivamente il risultato positivo. Dato che il 24 aprile ero stata in visita da lei per parlare con la sua fisioterapista, sono stata allertata e segnalata all’ufficio igiene come contatto diretto, oltre a tutto il personale ospedaliero del Policlinico, e messa immediatamente in isolamento. I miei 15 giorni, quindi sono partiti dal 24 aprile, giorno in cui sono stata in contatto diretto, anche indossando mascherina e guanti, con mia mamma che non vedevo da un paio di mesi da vicino. Il 30 aprile mi hanno richiamato dal Policlinico per dirmi che mia mamma non poteva stare più lì e doveva essere messa in isolamento, dimenticandosi di dirmi che il terzo tampone fatto era risultato covid negativo”.

Il lieto fine

Bombonato racconta ancora: “Ogni giorno mi chiamavano dall’ufficio igiene per sincerarsi se fossero emersi sintomi. Io e mamma eravamo asintomatiche, ho chiesto di poter fare subito il tampone per sapere se effettivamente l’isolamento lo dovevo fare o no, visto che non si sapeva se fossi positiva o meno. Mi è stato risposto che se non avevo sintomi il tampone non mi sarebbe stato fatto, poi mi hanno richiamato per dirmi che invece il tampone me lo avrebbero fatto a due giorni dalla fine del mio isolamento. Ho mantenuto il contatto telefonico con mia mamma, trasferita al Covid 19 di Trecenta, sempre più depressa, e io ero in pensiero che lei potesse ammalarsi davvero. Il 7 maggio il medico di base mi ha comunicato che il terzo tampone fatto in data 29 aprile risultava registrato nel portale della Regione con esito negativo. Quindi dopo 8 giorni ho scoperto che mia mamma era negativa ed era stata mandata erroneamente in un reparto Covid”. A metà maggio mamma e figlia si sono potute rivedere.

La replica: “Seguiti i parametri”

Per fare luce sulla vicenda sono stati contattati più volte sia l’Ulss 5, settore igiene, sia lo stesso Policlinico di Rovigo. Alla fine siamo riusciti a parlare con il responsabile dell’ufficio igiene del Policlinico, persona più vicina ai fatti, che conosceva molto bene il caso. Questi ha affermato: “Noi ci siamo limitati a seguire i criteri stabiliti dalla Regione. Se ci sono dei parametri prefissati, su quelli dobbiamo attenerci. Tutto qui”. Erika Bombonato però continua a farsi alcune domande: “Perché mia mamma è stata mandata con un tampone di esito dubbio in un ospedale Covid, invece di essere davvero sicuri che fosse o no positiva? Perché è stato dato per scontato che io sia stata l’”untrice”? Perché non mi è stato fatto il tampone subito, evitandomi 20 giorni di isolamento per niente? Perché non mi è stato detto che il tampone invece me lo avrebbero fatto due giorni prima della scadenza del mio periodo di isolamento? Perché ci sono voluti cinque giorni per avere la mia risposta del tampone, quando so per certo da chi lavoranel settore, che ce ne vogliono invece solo due?”.

Marco Scarazzatti

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