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Santa Maria di Sala: Piarottolegno in crisi, stato di agitazione

L’azienda ha esposto difficoltà economiche e il possibile ricorso al concordato preventivo. Accordo sul rinnovo della cassa integrazione per altre 5 settimane

Piarotto legno

Il Covid lascia strascichi drammatici nella grande zona industriale e commerciale salese, proprio quando cominciava una nuova timida ripresa dopo la crisi dell’ultimo decennio. I primi allarmi suonano in due siti noti del tessuto produttivo locale, la Piarottolegno e al Centro Tom.

Nell’azienda di semilavorati è tornato lo stato di agitazione per gli oltre 100 dipendenti: “A causa del Covid-19, a marzo – spiegano Filca-Cisl e Fillea-Cgil – l’azienda ha chiesto la cassa integrazione ordinaria fino al 18 maggio e prima della scadenza, non avendo avuto nessuna comunicazione dell’eventuale ripresa lavorativa, abbiamo sollecitato un incontro per sottoscrivere il protocollo sanitario previsto dai Dpcm: nessun riscontro”. Motivo per cui i sindacati sono andati in Regione e nel nuovo faccia a faccia tra le parti l’azienda ha esposto difficoltà economiche e anche il possibile ricorso al concordato preventivo. Alla fine l’accordo sul rinnovo della cassa integrazione è stato trovato per altre 5 settimane, con l’impegno di riprendere e mantenere la produzione in Italia e proporre un piano industriale Piarotto legno in crisi, stato di agitazione votato alla continuità dell’attività e alla tenuta occupazionale.

L’accusa all’azienda

Ma secondo Filca e Fillea: “L’azienda sta disattendendo gli impegni non rispettando il protocollo di sicurezza di prevenzione Covid, inviando materiale grezzo e semilavorato e dirottando i clienti verso la sede in Polonia”.

Al Centro Tom intanto, protestano gli addetti alle vendite ancora in cassa integrazione: “Da luglio – spiegano – con il cambio dell’asset, l’azienda ha deciso di far arrivare solo una minima parte della collezione fall-winter, di conseguenza i dipendenti, dovendo far fronte alle tante richieste dei clienti, hanno dovuto temporeggiare. Oltre a ciò, dove sono finiti i fondi che la proprietà dichiarava di avere a novembre rendendo pubblica l’apertura di alcuni punti vendita anche oltre il Triveneto?”. “Il nuovo asset sta lavorando per salvare il centro – spiega la proprietà – le scelte fatte in passato hanno avuto ripercussioni anche sui rapporti con i fornitori che il nuovo management sta cercando a fatica di recuperare. Il personale è in esubero rispetto alle reali necessità ed è perciò in corso una fase organizzativa per la riapertura in sicurezza di una parte del negozio”.

Filippo De Gaspari

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