Home Padovano Bassa Padovana Un passo avanti per l’ospedale Schiavonia prova a voltare pagina

Un passo avanti per l’ospedale Schiavonia prova a voltare pagina

Parlare di ritorno alla normalità è ancora prematuro, ma è pur vero che i tempi dell’ospedale blindato per il coronavirus sono ormai un lontano ricordo.

schiavonia ospedale
Covid -19 hospital

Dall’8 giugno sono ripartiti anche gli ultimi reparti del “Madre Teresa” di Schiavonia, il Covid Hospital della provincia. “Avevamo un impegno e l’abbiamo mantenuto: c’erano comprensibilmente dei timori che però, alla luce dei numeri di oggi, si sono rivelati esagerati”, ha spiegato Domenico Scibetta, direttore generale dellUsl 6 Euganea, proprio nel giorno della “totale” ripartenza. Con l’inizio di giugno sono stati garantiti all’ospedale della Bassa padovana i 102 posti letto dell’area chirurgica: 50 in chirurgia, 26 in ortopedia e 26 in day week surgery. A questi vanno aggiunti i 50 posti letto di plurispecialità che già erano ritornati qualche settimana prima e poi quelli di Medicina. Continua Scibetta: “I numeri sono ridotti rispetto all’ante Covid-19, sia per la riorganizzazione richiesta dai protocolli di sicurezza, sia perché manteniamo attive un’area per il Covid-19, sia un’area grigia”. Una zona, cioè, in cui stazionano quei pazienti per cui ci sono dubbi circa la positività al coronavirus.

La “nuova vita” dell’ospedale di Schiavonia

Nella prima settimana di “nuova vita”, l’ospedale di Schiavonia ha visto oltre cento ricoveri e più di mille accessi al pronto soccorso, che era stato declassato a punto di primo intervento. E ancora, sempre nei primi sette giorni post-apertura sono stati effettuati 46 interventi chirurgici maggiori e 62 ambulatoriali, oltre ad una media giornaliera di 4-500 prestazioni ambulatoriali. La rianimazione del “Madre Teresa” è tornata ai 12 posti di sempre e non c’è più alcun paziente positivo al Covid-19 intubato. Spiega Mauro Baratto, direttore della Rianimazione di Schiavonia: “Siamo ritornati ai 12 posti letto originari, anche se abbiamo trasferito in reparto quattro tende di biocontenimento: in questo modo possiamo ricoverare nello stesso spazio eventuali pazienti positivi al Covid-19, senza rischio di contaminazione e contagio. Questa particolare tecnologia ci consente la convivenza con i malati “normali””. Sono tende spesso utilizzate in ambito militare per il trasferimento aereo dei malati, impiegate in particolare nella gestione dell’ebola.

Pronto un piano di emergenza

Ovviamente Baratto ha pronto un piano d’emergenza qualora la situazione precipitasse per una recrudescenza del virus: “Il piano prevede di passare entro 24 ore da 12 a 16 posti letto, quindi a 30 nel giro di poco tempo. Letti e apparecchiatura non mancano. Il reparto di Rianimazione era già all’avanguardia, ma chiaramente le nuove attrezzature arrivate hanno aumentato ulteriormente le dotazioni dell’ospedale”. “Parlare di normalità è improprio” ricorda il direttore Scibetta “visto che dopo l’esperienza del Covid-19 nessun ospedale potrà più essere come prima. Diciamo che, per quanto possibile, in questa fase emergenziale, finalmente il “Madre Teresa” ritorna ad essere punto di riferimento per tutte le degenze ordinarie”.

Nicola Cesaro

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