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Adria, Simoni risponde a Moda: “Sono i numeri a parlare”

“Nei bilanci, i numeri ed i fatti storici dicono molto di più del solito scaricabarile dell’amministrazione Barbierato.”

Federico Simoni

“Una risposta scomposta e stizzita quella del vicesindaco Moda, che non solo non accetta le critiche, ma neanche i suggerimenti” è questa la risposta di Federico Simoni a quanto dichiarato nei giorni scorsi dal vicesindaco Moda.

“È un peccato,anche alla luce delle tante richieste di collaborazione fatte proprio dal sindaco Barbierato. Mio malgrado, mi vedo costretto a replicare a quanto la Moda ha affermato in maniera strumentale sulle manovre di bilancio. E replico con numeri e con fatti. Restiamo al presente: il comune di Adria, ad oggi, ha tirato fuori di tasca sua solo 50mila euro per le aziende, e solo 20mila euro per le famiglie. Una cifra irrisoria rispettoalle enormi potenzialità di spesa che ha un bilancio come quello del comune di Adria – ha dichiarato Simoni -. Il contributo a fondo perduto per le aziende è stato deliberato solo dopo le forti proteste di piazza dei commercianti adriesi, e soprattutto grazie ai 50mila euro donati dalla famiglia Duò dei Cantieri Navali. Mentre il contributo TARI di 104mila europer le aziende non è stata una scelta politica della Moda o di Barbierato, ma un preciso obbligoimpostodell’Autorità per l’energia ARERA con la delibera 158/2020 a tutti i comuni italiani. L’unica scelta di questa amministrazione, che peraltro personalmente condivido, è stata quella di chiedere ed ottenere da Cassa Depositi e Prestiti la sospensione di alcuni mutui in essere, e liberare risorse di spesa corrente per 196mila euro, da spendere entro fine anno. Un’operazione finanziaria utile per avere immediata liquidità, ma che ha un costo aggiuntivo per gli adriesi di circa 20mila euro, ossia il 10%, da ripartire nei prossimi 10 anni”.

“La stessa operazione finanziaria di slittamento di mutui che il vicesindaco Moda, inspiegabilmente, contesta al sottoscritto, quando da assessore ai lavori pubblici e bilancio feci inserire Adria tra i comuni terremotati a seguito del sisma del maggio 2012 che colpì l’Emilia ed il Polesine. È bene ricordare che il comune di Adria subì danni sia al tetto del Municipio che nel Teatro Comunale, tanto che fu dichiarato inagibile. Quella operazione finanziaria di sospensione dei mutui consentì così di liberare soldi che investimmo subito per sistemare e rendere di nuovo agibile il Teatro Comunale, e per restaurare completamente il terzo piano del municipio ottenendo un contributo regionale di circa 840mila euro su una spesa totale di 940mila, cosa che permise di riportare in municipio gli uffici comunali dislocati in affitto in giro per Adria – ha proseguito -. Questa operazione consentì al bilancio del comune di risparmiare il costo di quegli affitti, ossia ben 92mila euro all’anno di spesa inutile. È bene, quindi, che sia il vicesindaco Moda a studiare bene la storia delle amministrazioni di centrodestra degli ultimi 10 anni, visto che se oggi si trova a gestire un bilancio con un debito che è sceso dai 23milioni dell’anno 2009 ai 15milioni di euro del 2018, e con la spesa di interessi passiviscesa da 1milione e 150mila a circa 600mila euro all’anno, deve dire grazie al centrodestra”.

“L’assessore Antonio Scarda prima, e il sottoscritto poi,abbiamo lasciato in eredità a Barbierato un bilancio sano con meno debiti e meno spese. Purtroppo, nonostante questo bilancio sano, oggi l’amministrazione Barbierato in piena crisi economica Covid-19 non ha abbassato né l’IMU e né la TARI neanche di un centesimo per andare incontro a famiglie e aziende, ma si attiene scolasticamente alle normative nazionali, senza alcun vero sforzo da parte sua e della sua maggioranza civica”.

“Questi sono i numeri, e questi sono i fatti.Lo sport preferito dell’amministrazione Barbierato rimane quindi sempre lo scaricabarile, dando colpe inesistenti alle amministrazioni del passato ma senza fare mai un mea culpa che – ha concluso -, vista la pessima situazione in cui si trova Adria da quando è sindaco, sarebbe il minimo da fare nei confronti della cittadinanza”.

 

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