Home Padovano Padova “Il Triathlon stimola l’adattamento”

“Il Triathlon stimola l’adattamento”

Non c’è due senza tre: dopo Londra e Rio l’atleta padovano ora punta a Tokyo 2021

Alessandro Fabian

Dal 2006 il padovano Alessandro Fabian ha collezionato un successo dopo l’altro nel triathlon, partecipando per due volte alle Olimpiadi. A Londra ha raggiunto il miglior risultato di sempre per un italiano.

Come nasce la sua passione per il triathlon?

“Dopo la mia lunga esperienza nel nuoto giovanile, che mi ha regalato moltissimo ma in cui non ho mai raccolto i risultati che volevo, è arrivata la proposta di provare uno sport nuovo, che non conoscevo. Una nuova sfida, e questa è una parola che invece conoscevo bene. Avevo 17 anni, tanta voglia di muovermi, l’entusiasmo di mettermi in gioco; ho abbracciato uno sport fatto di tre discipline, che ho imparato ad apprezzare e che mi ha letteralmente cambiato la vita”.

Ha vissuto l’emergenza per il Coronavirus?

“Ora più che mai descriverei il Triathlon come uno sport che stimola l’adattamento. La mia routine, al di là degli allenamenti indoor, non è cambiata molto: certo pedalare 3-4 ore dentro rispetto a fuori è un po’ pesante, ma c’è da dire che le mie abitudini sono rimaste abbastanza invariate. È come se fossi stato ancora in ritiro, dove la mia vita sociale si riduce al minimo”.

E’ stato costretto a rientrare in Italia dopo l’annullamento della prima tappa stagionale delle World Triathlon Series di Abu Dhabi?

“Dopo il ritiro invernale a Fuerteventura e dopo la comunicazione del posticipo/annullamento della prima tappa WTS sono dovuto rientrare in Italia; ma di lì a poco sono ripartito per il secondo ritiro di preparazione alla stagione in Florida. Quando abbiamo capito che la situazione si stava facendo complicata, sia per la sicurezza che per l’allenamento, abbiamo deciso di rientrare a casa. Da lì poi sono iniziati l’isolamento fiduciario di 14 giorni e la “quarantena”.

Quali sono i ricordi più emozionanti delle Olimpiadi a cui ha partecipato?

“I momenti che ricordo con più emozione sono tre, relativi a Londra 2012: durante la preparazione, circa un’ora prima della partenza, in cui ho avuto un problema meccanico alla bici e poi quando sentivo un mix di ansia, paura e aspettative prima della partenza. Il terzo momento è stato tagliare la linea del traguardo, quell’attimo in cui ho realizzato di aver raggiunto un sogno, l’essere arrivato ad un’Olimpiade, con un bel risultato, e ho sentito la grande emozione di aver fatto qualcosa di importante per me e per la mia Nazione”.

Quali sono i suoi più grandi traguardi raggiunti?

“Sportivamente parlando, i risultati internazionali, come le due Olimpiadi, con un 10° e un 14° posto, il secondo posto al campionato Europeo e la medaglia d’oro a squadre, i vari titoli dei Campionati italiani e i piazzamenti nelle tappe WTS di Campionato del mondo”.

Qual è il suo prossimo obiettivo?

“Punto a concludere raggiungendo Tokyo 2020, anche se sarà nel 2021. La sfida principale di questo momento, comunque, è mantenere alta la motivazione e gli stimoli per continuare ad allenarsi”.

In che cosa consiste il suo progetto “Elements Fury”?

“Elements Fury è un’iniziativa che ho fortemente voluto e organizzato, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone all’attenzione verso la Natura che si sta ribellando. Ne abbiamo avuto dimostrazione negli ultimi anni, nel territorio intorno a casa mia, nelle montagne che frequentavo da piccolo, c’è stata la tempesta Vaia a novembre 2018, e poi svariati fenomeni di acqua alta a Venezia, con picchi mai raggiunti negli ultimi decenni. Ho sentito che dovevo per forza fare qualcosa: e così in un weekend ho preso la mia muta e sono andato a nuotare nella Laguna di Venezia, ho inforcato la bici e ho fatto un giro a Belluno, e ho raccolto un gruppo di runner che in una piovosa domenica mattina hanno corso con me nel centro della mia città, Padova”. Fanny Xhajanka

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