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La medicina cambia, e il dentista?

Le figure legate al settore della sanità sono certamente tra quelle in maggiore evoluzione, sia per l’avvento delle nuove tecnologie, sia perché pubblico e privato stanno subendo trasformazioni epocali

Negli ultimi decenni abbiamo visto cambiare molte figure professionali e lavorative in maniera più o meno radicale. Le professioni legate al settore della sanità sono certamente tra quelle interessate da una maggiore evoluzione, sia per l’avvento delle nuove tecnologie, sia perché sia il comparto pubblico che privato stanno subendo trasformazioni epocali.

Il servizio pubblico fatica a mantenere alti standard di qualità e garantire una copertura a tutte le fasce di popolazione: è in questa falle che cerca di inserirsi il servizio privato, con il chiaro intento di creare utili per i soggetti investitori, i quali spesso non appartengono all’ambito della medicina, ricorrendo a doti manageriali e riservando particolare attenzione al solo aspetto remunerativo della sanità vista come mera attività d’impresa.

Che il fine ultimo di un’impresa sia quello di generare profitti è pacifico, fa parte del nucleo di stress dell’azienda, soprattutto quando i fondi provengono da soggetti che per vocazione e preparazione non sono coerenti con la disciplina nella quale investono. Nel caso specifico, quindi, i finanziamenti della sanità privata non provengono quasi mai dai soggetti medici, bensì da soggetti terzi che vedono nel settore sanitario privato un possibile business.

Da qualche anno è diventato pertanto lecito domandarsi se la richiesta di efficienza economica, orientata alla creazione di profitti, potrebbe essere compatibile e in linea con i valori di cura e di attenzione nei confronti del soggetto in terapia, il quale infatti negli ultimi anni viene sempre più identificato come “cliente” piuttosto che “paziente”, in un progressivo scivolamento e scadimento del rapporto, in una sorta di deriva anche semantica di come viene considerata la persona che si rivolge alle cure di una struttura. Lo conferma anche il fatto stesso che un tempo si sceglieva il proprio specialista per nome, facilitati dal fatto che nel settore pubblico lo stesso medico spesso operava per molti anni nella medesima struttura.

Oggi invece la situazione è cambiata e ha condizionato anche il rapporto medico paziente: pensiamo al rapido turnover in campo pubblico e all’avvento delle società private, nelle quali spesso non è dichiarato il nome del direttore sanitario, per non parlare dei medici che prestano la loro professione con turnover velocissimi, esercitando in più realtà contemporaneamente senza considerare come incentivo la fidelizzazione del paziente-cliente. Ecco allora che il medico presta servizio per tempi brevi in strutture diverse, sentendosi di fatto disincentivato e deresponsabilizzato nel suo lavoro. D’altro canto il paziente, che spesso vorrebbe trovare anche un rapporto umano e più personale, si trova ad essere seguito spesso da professionisti diversi, che cambiano di volta in volta, un aspetto che non fa che accrescere il senso di precarietà. In definitiva i pazienti sono sempre più scettici verso la classe medica e medici si sentono sempre meno incentivati nel loro lavoro. Qual è il risultato ultimo di questa situazione? La perdita di qualità del servizio.

Le conseguenze pratiche? Una politica dei prezzi basta su pubblicità ingannevole, attraverso la quale portare i clienti in cooperative e centri a basso costo. Tutto questo provoca un aumento dei contenziosi tra medico e struttura, struttura e cliente, ma anche tra struttura e fornitori. In definitiva il sistema sanitario privato basato sul basso costo si sta rivelando un buco nell’acqua e questo aspetto è particolarmente visibile nel settore odontoiatrico. Il presto, bene ed economico, promosso dalla pubblicità martellante di varie società di capitali che poco hanno a che fare con il mondo odontoiatrico, è la dimostrazione che giungere, in queste condizioni.

Dr. Massimiliano Veronese
Studio dentistico
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