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Padova, la botte piccola: un’avventura fatta di vino, incontri e proposte curiose

L’enoteca “La Botte piccola”: Raoul Giacoppo ha coronato un sogno: aprire un locale tutto suo sempre all’insegna delle novità

Raoul Giacoppo

Il richiamo del bancone

Raoul Giacoppo ha coronato un sogno, aprendo La Botte Piccola in via Sorio. E con proposte curiose e una personalità non scontata ha arricchito il panorama delle enoteche padovane Arrivato a Padova 14 anni fa da Bassano del Grappa, grazie un incarico in smart working per un’azienda marosticana, Raoul Gino Giacoppo è sempre stato quel tipo di persona che, quando a vent’anni ci si trovava al sabato sera in 15 nella casa di uno della compagnia apriva il frigorifero e si metteva a cucinare per tutti. Non c’è da stupirsi se un paio d’anni fa abbia coronato un sogno e abbia aperto in via Sorio l’enoteca La Botte Piccola.

Innamorato del bancone

“Arrivo a Padova e vado a convivere con siciliane e calabresi. E lì incomincia il disastro – ricorda Raoul – In poche settimane incominciamo ad avere qualcosa come 10-15 persone invitate a cena ogni sera. Una sera un ospite mi chiede se mi va di aiutarlo nel suo circolo culturale e dopo pochi mesi mi propone di lavorare al bar dello Spritz in Piazza delle Erbe. Lì faccio un salto, mollo il lavoro al computer e mi innamoro del bancone”. Passando per l’autogrill, dove impara cosa vuol dire avere a che fare con un bancone assalito dai clienti, Raoul arriva a gestire l’enoteca di un amico per 4 anni e al contempo ne apre una con un paio di amici come soci. Per ritrovarsi, dopo aver fatto anche l’esperienza di un anno ai navigli in zona Portello, ad aprire la prima enoteca che ha la sua faccia e la sua personalità. “Avere un’enoteca tutta mia era un sogno che covavo da un bel po’ di tempo – confessa – Avendo gestito enoteche di altri e avendone avuta una in società, ho maturato il desiderio di aprire un locale mio”.

La botte piccola

La Botte Piccola nasce quasi due anni fa “grazie a un mio carissimo amico e collaboratore nel mondo del vino – racconta Raoul – Un giorno, passando di fronte alla Barbatella (il locale che stava nello stesso posto), nota il cartello affittasi. Mi contatta e già l’indomani ero a firmare il contratto preliminare”. Da allora è iniziata un’avventura fatta di vino e incontri. “Il rapporto con il vino è molto stretto e quotidiano oserei quasi dire simpaticamente morboso”, confessa l’oste. “Mi piace dare spazio alle cose che mi incuriosiscono – dice – quindi si può trovare tanto un ignorante Lugana o un Ripasso quanto un vino israeliano o dell’Irpinia. Personalmente cerco di dare sempre più spazio a vini che rappresentano il territorio da cui provengono. Poi non mi piace stupire i clienti con lo storytelling, ma quando capita qualcuno di curioso ci si diverte”.

Clienti e sapori

I clienti non son certo monotoni a La Botte Piccola. “Dovessi immaginare un cliente-tipo non potrebbe esser un unico personaggio – chiosa Raoul – Anche perché, per dirla in soldoni, in enoteca ci sono persone che politicamente guardano alla sinistra e persone che guardano alla destra, ma la cosa che più mi piace è che convivono confrontandosi anche con molta autoironia”. Un tema controverso sembra esser stato invece l’approccio al cibo. “È stato motivo di scontro con alcuni clienti che all’inizio lamentavano l’assenza di tramezzini, toast e altre proposte da bar. Ma con calma e pazienza finalmente sta passando il messaggio che siamo in enoteca e non al bar – conclude l’oste – Ci piace sbizzarrirci con cicchetti di tutti i tipi, con ingredienti locali o internazionali (in particolar modo i formaggi francesi). E avendo molti amici calabresi, mi ritrovo a utilizzare spesso e volentieri ingredienti delle loro terre”.

Giambattista Marchetto

Chi è Gianbattista Marchetto

Dopo qualche divagazione tra Nietzsche e Wittgenstein, è tornato a Epicuro. E così scrive di vino, sapori e spirits, di viaggi, di teatro e danza. Insegna con discontinuità strategie di marketing digitale. Veneziano, vive a Praga. Ama il whisky scozzese e le Dolomiti.