Home Veneziano Chioggia Radicchio di Chioggia, l’Europa dice sì al nuovo disciplinare

Radicchio di Chioggia, l’Europa dice sì al nuovo disciplinare

Il radicchio di Chioggia ha ottenuto l’adeguamento del disciplinare di produzione all’evoluzione delle modalità di coltivazione e delle esigenze di mercato

Giuseppe Boscolo Palo

E’ stato infatti pubblicato alcune settimane fa sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il Documento Unico che sancisce l’approvazione da parte della Commissione europea delle modifiche proposte dal Consorzio al disciplinare di produzione. Cerchiamo di capire cosa è cambiato “concretamente”. Per questo abbiamo contattato Giuseppe Boscolo Palo, presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp.

Radicchio di Chioggia, le parole di Giuseppe Boscolo Palo

“Le modifiche sono diverse, hanno riguardato la produzione del cespo – dichiara Boscolo Palo – con una pezzatura massima che passa da 450 g a 600 g. Modifiche inoltre per la resa per ettaro, sia per il radicchio precoce che per il tardivo” (si passa da 180 quintali a 280 quintali, ndr). Nessuna variazione per quanto riguarda i territori autorizzati alla coltivazione: esclusivamente i comuni di Chioggia e Rosolina per il precoce; altri 8 comuni limitrofi in aggiunta per il tardivo. Accolte anche le segnalazioni di alcuni produttori, che a causa delle mutate tecniche e macchinari per la lavorazione della terra, lamentavano uno scarso numero di piante per metro quadro: sarà possibile coltivare fino a 10-14 piantine. In questo senso si è rivalata preziosa la collaborazione dell’Università di Padova, che con il professor Paolo Sambo è riuscita a dimostrare che le nuove condizioni di diminuita ossigenazione e terreno a disposizione non influenzeranno le proprietà organolettiche del prodotto. Ancora, la commercializzazione del radicchio “precoce” sarà possibile dal mese di aprile ad agosto; per il radicchio tardivo invece da settembre a marzo. Le novità riguardano anche il confezionamento, non più “vincolato” a cassette di dimensioni standard che frenavano la produzione a causa dei costi associati. Sarà possibile utilizzare imballaggi di dimensioni differenti; non tralasciando quello che deve essere il vero aspetto su cui concentrare l’attenzione: sicurezza e tracciabilità del prodotto.

“Mi sento di ringraziare i funzionari della Regione Veneto e del Ministero per il grande lavoro di cooperazione svolto – ci dice Boscolo Palo – avvenuto comunque a valle di un percorso democratico di proposta condivisa fatto con gli associati”. Chiediamo quindi qual è la “strada maestra” per affrontare il futuro di un prodotto che si presenta al consumatore con una “nuova veste”.

“A livello economico, – è la risposta – il prezzo del prodotto resterà probabilmente simile. Diciamo che riuscire a distinguersi in un mercato globale, contro la standardizzazione, era un’operazione obbligata. Per incidere veramente nel mercato ci vorrebbe una forte presa di coscienza di produttori e associazioni; insomma fare squadra”. Il concetto espresso da Boscolo Palo è enfatizzato dai numeri che “muove” il prodotto: Chioggia e l’area IGP potenzialmente potrebbero produrre 400.000 quintali di radicchio; il totale della produzione nazionale è pari a 1.200.000 quintali. Se tutti i soggetti coinvolti producessero IGP, 1 cosumatore su 3 troverebbe il radicchio di queste zone nelle proprie tavole. Prospettive, ipotesi; perché la realtà di oggi racconta di una produzione IGP ferma a 1000 quintali, per la maggior parte utilizzati dai marchi delle grande distribuzione per prodotti specifici (es. tortelli, sughi, ecc..). Il radicchio di Chioggia è un marchio su cui investire; tante delle richieste/osservazioni che venivano mosse sono state in qualche modo accolte. Mai come in questa circostanza, coltivare il proprio orticello non paga. Luca Rapacciuolo

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