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Cementificazione, Martellago al top

Per tutelare il paesaggio, di fronte ad un iniziale valore di circa 33 ettari, la superficie che si potrà trasformare in edificabile, da qui al 2050, è solo di 10,87 ettari

Martellago

Martellago è attualmente uno dei Comuni più cementificati del Veneto, al nono posto in Regione per consumo di suolo (oltre il 36%). Ma l’amministrazione sta cercando di invertire la tendenza, per esempio con la variante al Pat (Piano di Assetto del Territorio) approvata di recente.

Con voto favorevole di 11 consiglieri e 3 astensioni, Martellago ha adeguato il proprio strumento urbanistico alle disposizioni regionali, che dettano norme di programmazione dell’uso del suolo volte a una riduzione progressiva e controllata della superficie artificiale, alla tutela del paesaggio, delle reti ecologiche e delle superfici agricole e forestali, alla rinaturalizzazione di suolo impropriamente occupato. Tale nuova disciplina mira a ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato, in coerenza con l’obiettivo europeo di azzerarlo entro il 2050. L’obiettivo, ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Luca Faggian, è un “miglioramento di quella che è la qualità urbanistica, una qualità finalmente letta in termini di vita, di modello di abitare, e soprattutto con le ultime leggi oggi si va verso una prospettiva di sostenibilità”.

Il Comune di Martellago fa parte della fascia di “Venezia e Comuni di cintura” e doveva dunque recepire con la variante al Pat la quantità massima di terreni agricoli da poter trasformare (di fatto edificandoli) nei prossimi 30 anni. “La Regione ha individuato un valore di riferimento – ha spiegato la dirigente dell’ufficio Urbanistica Nadia Rossato .Poi depurato di tutto quello che era già stato consumato con i “Piani degli Interventi”: a fronte di un iniziale valore di circa 33 ettari, il valore che si potrà trasformare da qui al 2050 è solo di 10,87 ettari”.

Per garantire lo sviluppo della città pur senza eccedere questi limiti prefissati, sarà imprescindibile evitare il più possibile di costruire in zone finora non toccate dall’urbanizzazione. Bisognerà piuttosto puntare su trasformazione dell’esistente e riconversione, azioni che non necessitano di altro territorio. In altre parole “costruire sul costruito”, felice espressione della consigliera Erika Fusaro condivisa dall’intero consiglio comunale, sindaco Saccarola incluso. Un esempio concreto l’ha fornito Moreno Bernardi: “Ci sono molte zone artigianali e industriali da recuperare, a Olmo c’è tutta una serie di capannoni dismessi che aspetta una risposta di riconversione”.

Carlo Romeo

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