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Chioggia: “Impensabile fare impresa in Italia”

Bocche cucite per ora in Socogas- Costa Bioenergia che affida la sua risposta ad una nota stampa

L’impianto gpl di Chioggia

“Ci teniamo prima di tutto a chiarire in maniera netta, rispetto ad indiscrezioni circolate, – si legge – che non c’è e non c’è mai stata alcuna trattativa in merito al cosiddetto ristoro. Le cifre sull’ipotetico indennizzo che abbiamo letto in questi giorni non sono basate su alcun criterio reale rispetto all’investimento fatto e alle spese sostenute (nonchè di quello che dovrebbe comportare ad esempio lo smantellamento dell’impianto per il ripristino dell’area). Nessuno, infatti, ha mai chiesto nulla all’azienda. Apprendiamo solo che il Governo ha scelto di inserire nel Decreto Agosto una norma in cui si introduce lo “stop” alla realizzazione in zone cosiddette tutelate di depositi di stoccaggio di Gpl. Già questo potrebbe essere discutibile, ma il punto vero è che si dice che il divieto vale anche per impianti in corso di realizzazione che però non siano ancora entrati in funzione. E in Italia l’unico impianto con queste caratteristiche è il nostro a Chioggia. Ci domandiamo come si possa bloccare un investimento da 40 milioni di euro che è stato considerato dallo stesso Stato una infrastruttura strategica per l’approvvigionamento energetico del Paese e che ha ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie dalle istituzioni coinvolte. L’impianto non è “a metà”, ma terminato, visto che ad oggi resta solo da collocare un braccio di carico su una banchina marittima demaniale (confinante col deposito) che pur essendo completata da cinque anni non è ancora stata collaudata per inedia, inerzia, ritardi certo non ascrivibili a Costa Bioenergie. Nei numerosi contenziosi che si sono susseguiti in questi anni, la giustizia amministrativa ha sempre riconosciuto le ragioni di Costa Bioenergia e la validità dell’iter seguito, così come gli organi tecnici competenti a valutare la sicurezza del deposito, hanno confermato a più riprese con i loro pareri positivi la regolarità e la correttezza dei lavori compiuti. Questa norma di fatto cancella lo stato di diritto, perché la sua retroattività rende nulle tutte le autorizzazioni regolarmente ottenute e con esse il principio di continuità dell’azione amministrativa. Questo modo di fare mette a rischio ogni potenziale investimento. E’ impensabile poter continuare a fare impresa in un Paese che cambia regole e condizioni a seconda di chi governa nelle istituzioni, seguendo più interessi di parte che il rispetto delle regole fissate”.

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