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Padova, costruiamo una “città felice”

L’idea del sociologo Daniele Marini, direttore scientifico di Community Research&Analysis, per lo sviluppo del territorio

Daniele Marini

Le prospettive di una città, in un’economia e una società sempre più interdipendenti, sono direttamente proporzionali alla capacità di progettarsi come un sistema territoriale intelligente. Il futuro si gioca nella competizione fra aree in grado di affermarsi per le loro specializzazioni, per la capacità di identificarsi ed essere identificate quali depositarie di un brand particolare e unico, per l’attitudine a integrarsi nelle reti di relazioni economiche e sociali più ampie, per la possibilità di attrarre risorse, competenze e professionalità necessarie al proprio sviluppo. In questo senso, tutti gli attori locali (e non solo) sono chiamati a riflettere, in particolare dopo la pandemia che sta riscrivendo gli assetti socio-economici, sul futuro di Padova. Come sempre accade, dentro alle difficoltà si schiudono nuove opportunità.

Che però devono essere colte, da tutti. Si tratta di individuare i fattori strategici lungo i quali delineare una progettualità di medio-lungo termine che sia coerente e, soprattutto, condivisa. Realizzare ciò non significa ripartire da zero. Ma una nuova progettazione è possibile offendo al capitale (economico, culturale, sociale, artistico…) accumulato una nuova declinazione e innestando le necessarie innovazioni.

Le 4 C

Riprendendo uno studio realizzato alcuni anni fa, in comparazione con quello della fine degli anni ’90 del secolo scorso realizzato dal CIR del compianto Ruggero Menato, è possibile individuare alcune direttrici lungo le quali proiettare lo sviluppo di Padova, accomunate da “4 C” di assoluto pregio:
1) C come Cultura (rappresentata dal ruolo dell’istruzione superiore e dell’università, dall’offerta culturale in generale);
2) C come Cura (le sfere dell’ambito medico-sanitario – in particolare, nell’epoca della pandemia – e, nello stesso tempo, anche la dimensione simbolica e religiosa della cura di sé, oltre a quella del turismo);
3) C come Coesione (simboleggia la presenza molteplice del mondo associativo e volontario, a maggior ragione dopo che Padova è Capitale Europea del Volontariato 2020);
4) C come Crocevia (poli logisitici e della distribuzione, infrastrutture, commistione fra industria sviluppata e servizi avanzati, ma anche come luogo di incontro fra culture, di scambi internazionali).

Quattro caratteristiche che sommano aspetti materiali e immateriali, fattori strutturali e simbolici. Che possono definire Padova come una “feli-città”. La costruzione di una “città felice” è il tema-chiave del futuro. È il tema della qualità della vita che costituisce un fattore essenziale per la competitività e l’attrattività di un’area. Padova e le città della sua provincia dispongono, sotto questo profilo, di un patrimonio di assoluto rilievo nazionale e internazionale. Tuttavia, la storia e la collocazione geografica privilegiata non rappresentano più di per sé fattori competitivi e di attrazione se non sono inseriti nei processi di trasformazione economica e simbolica a livello globale. In questo senso, vi sono alcuni rischi da evitare. Il primo è che le classi dirigenti locali non abbiano la percezione dell’urgenza di cambiamento per fronteggiare la situazione attuale e a venire. Come se Padova vivesse con ritmo più tipico di un “nobile in decadenza”, che si attribuisce un ruolo e una posizione – in virtù del suo passato – oggi sempre meno riconosciuto. Basti pensare alla minore capacità di attrarre studenti nelle università venete, alla fuga dei giovani verso altre nazioni in cerca di opportunità lavorative (il fenomeno della fuga dei cervelli). Il secondo è di chiudersi in uno “splendido isolamento”, scarsamente collegata ai progetti che i diversi attori stanno sviluppando all’interno della città (si pensi alla liquidazione della ZIP senza che vi sia una progettualità alternativa, piuttosto che il Padova Innavtion Hub), e a quelli espressi dagli altri territori. Il terzo rinvia al tema di una “rappresentanza degli interessi debole”, incapace di trovare una sintesi al proprio interno e, quindi, inadeguata nel realizzare un’azione di lobby utile al territorio, a rappresentarlo all’esterno. Padova ha in seno molte risorse per realizzare un progetto sul suo futuro in grado di aumentare la propria competitività, di calamitare risorse elevate, di realizzare un sistema territoriale intelligente. Di pensarsi come una “feli-città”, in cui identificarsi e farsi identificare: affermandolo come brand riconosciuto. Lo sviluppo di un territorio non si manifesta solo con la crescita economica o il grado di esportazioni, ma anche con la capacità di creare un ambiente vivibile, funzionale e coeso: appunto, felice.

Daniele Marini
Università di Padova
Direttore Scientifico Community Research&Analysis

Chi è Daniele Marini

Daniele Marini insegna Sociologia dei Processi Economici all’Università di Padova. Ha concentrato la sua attività di studio e ricerca sui modelli di sviluppo sociale ed economico. Ha diretto la Fondazione Corazzin (1995-2000) e, dopo aver contribuito a creare e guidato la Fondazione Nord Est (2000-2013), ha fondato ed è Direttore Scientifico di Community Research&Analysis. Ha collaborato per diversi anni con “Il Sole24Ore”. Editorialista de “La Stampa” e dei quotidiani del Gruppo GEDI Nordest, partecipa a diversi Comitati Scientifici, fra cui EntER (Università Bocconi, Milano), “l’Industria” (il Mulino, Bologna) e Advisory Board di Federmeccanica. Il suo ultimo libro è “Fuori classe. Dal movimento operaio ai lavoratori imprenditivi della Quarta rivoluzione industriale” (Mulino, 2018).