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Sanità, lavoro, autonomia le sfide dei primi 100 giorni

Sanità, autonomia e lavoro: una volta archiviate le elezioni regionali e insediato il nuovo governo del Veneto, saranno questi i tre grandi temi sui quali giunta e consiglio regionale dovranno mettersi subito al lavoro

Tre sfide a dir poco impegnative, che abbracciano e coinvolgono la quasi totalità delle competenze della Regione e che richiedono uno sforzo, in termini di risorse ma sopratutto di programmazione e lungimiranza, tutt’altro che indifferente. Sarà questo, soprattutto, il banco di prova per i primi cento giorni dopo le elezioni. Nell’anno del Coronavirus è scontato che la sanità continui a focalizzare buona parte del lavoro della Regione nelle sue diverse articolazioni, dalla gestione dell’emergenza alla programmazione delle attività negli ospedali e agli investimenti per nuove strutture, aumento del personale e delle dotazioni. Il tutto con l’incognita dell’andamento della pandemia, con l’arrivo dell’autunno e con la tanto attesa e temuta ripresa dell’attività scolastica.

Finora la Regione è stata chiamata a gestire e coordinare la fase di emergenza, adesso ci aspetta, salvo sorprese che nessuno si augura, un più lungo periodo di assestamento e di “convivenza” con il Covid e le sue diverse implicazioni, dallo screening alle attività ospedaliere, dall’isolamento dei focolai alla sorveglianza nelle scuole e nelle altre occasioni di aggregazione. Un fronte complesso e variegato, che richiede uomini, mezzi, risorse, strutture adeguate. La sanità veneta ha retto l’onda d’urto iniziale e ha reagito con decisione in questi mesi, ora la Regione sarà chiamata ad assumere i provvedimenti sia a breve che a lungo termine ma sopratutto a programmare gli interventi e reperire le risorse necessarie. E’ anche un banco di prova per l’autonomia in una delle principali materie di competenza regionale come la sanità. A proposito di autonomia, qui entra in gioco un aspetto squisitamente politico che tiene banco dai giorni del referendum e che è ancora in attesa di una definizione, in particolare da parte del Governo. Pure con diverse sfumature e prese di posizione, l’autonomia è stato anche uno dei denominatori comuni di questa campagna elettorale in versione estiva, perché è una necessità e ormai un’urgenza arrivare a definire una questione che ha impegnato intere legislature regionali e attende ancora degli atti definitivi. Sicuramente su questo i nuovi amministratori regionali saranno chiamati a rendere conto da subito agli elettori veneti, che si aspettano una svolta concreta.

Il lavoro, non da ultimo, è l’altra grande sfida che attende il Veneto. I dati che arrivano dopo i primi sei mesi nel segno del Covid, l’andamento della produzione e quello dei consumi, vanno letti con attenzione perché dalle difficoltà di questo periodo si possa costruire la strada della ripresa. Dei segnali già ci sono, il sistema veneto ha retto nel periodo più duro del lockdown e ha affrontato di slancio la “fase 2”, sapendo cogliere le opportunità e i primi interventi straordinari sia nazionali che locali. Intanto arriva una buona notizia, dai primi di settembre la Regione ha dato il via libero al fondo di rotazione “Anticrisi attività produttive”. Si tratta di un dotazione da 60 milioni di euro per garantire la concessione di finanziamenti agevolati alle imprese colpite dalla crisi economica. L’importo potrà anche essere rivisto sulla base delle risorse che si renderanno disponibili. Ovviamente è previsto il cofinanziamento da parte del mondo bancario per un uguale importo, con interventi a medio termine e a tasso agevolato a favore delle piccole e medie imprese venete. Il tutto, auspicano gli imprenditori, senza il freno della burocrazia.