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Dal Sei al Novecento, dialogo fra collezioni ad Abano Terme

La grande mostra dal Sei al Novecento ad Abano Terme in Villa Bassi, aperta lo scorso 17 ottobre e visitabile fino al prossimo 5 aprile

Una delle opere esposta ad Abano: Fausto Pirandello, “Bagnanti”
Una delle opere esposta ad Abano: Fausto Pirandello, “Bagnanti”

Moretto da Brescia a fianco di De Chirico, Baschenis con Severini, Soffici, Melotti, Guttuso, Parmiggiani o Dorazio. Magnasco e De Pisis, Morlotti, Fontana, tutto in un’unica mostra, allestita nel Museo di Villa Bassi Rathgeb ad Abano Terme dal 17 ottobre al prossimo 5 aprile. “6/900 Da Magnasco a Fontana. Dialogo tra Collezioni”, questo il nome dell’esposizione, offrirà ai visitatori spunti, stimoli ed emozioni, in una cornice magica, ricca di affreschi, stucchi ed arredi.

La curatrice Virginia Baradel, infatti, ha scelto di “far parlare tra loro” le collezioni Rossi Rathgeb e Merlini. La prima, formata da tre generazioni di notabili bergamaschi Rathgeb, è una collezione eclettica con opere riconducibili al ‘600- ‘800 lombardo e bergamasco. La collezione di arte contemporanea di Giuseppe Merlini, invece, è formata da una galleria così ampia e cospicua di pezzi, da prestarsi a instaurare dialoghi e corrispondenze inedite con opere di altre epoche. “Avendo come pregevole interlocutore una villa d’impianto cinquecentesco, rimaneggiata e decorata in più epoche, con nobili spazi e notevoli affreschi – afferma la curatrice – ho pensato di comporre un percorso intrecciato con le opere appartenenti alle due collezioni che consenta un viaggio nell’arte contemporanea italiana”. Il percorso si snoda attraverso tre sezioni: Ritratto, Natura morta e Paesaggio.

Il “Ritratto” introduce il visitatore al tema della figura, del soggetto particolare, esteso nell’arte contemporanea alla figura tout court, che subisce profondi mutamenti diventando oggetto delle sperimentazioni più ardite. Il ritratto della sorella di Cesare Tallone troverà uno stridente ma emozionante contraltare nella scomposizione di “Donna e luna” di Renato Birolli del 1947 e “La moglie di Picasso” di Enrico Baj del 1964. Il ritratto maschile trova nell’imprinting cinquecentesco del Moretto una plastica identità sociale, una fierezza di timbro e prestanza che eleva la fedeltà ritrattistica a canone di affermazione sulla ribalta dl mondo, requisiti che nel Novecento precipiteranno nella coscienza dell’uomo “senza qualità”: i piccoli uomini sperduti in una Piazza d’Italia di De Chirico, il relitto figurativo vagamente clownesco nelle composizioni di Sironi del dopoguerra, l’uomo baconaiano di Ferroni.

La “Natura morta” consente di entrare nel merito dei valori compositivi della pittura e dunque, partendo dalla natura morta di strumenti musicali del Baschenis, si snoda un percorso che vede in scena Soffici, Severini, Tozzi, Melotti, Guttuso, via via sino a Magnelli, Pirandello, Dorazio, Romiti, Parmiggiani; si passa dunque dal vigore sintetico di ascendenza cubista di Severini all’esuberanza coloristica di Guttuso, via via fino all’ossatura spaziale astratta che procede per linee geometriche e partiture cromatiche piatte. Ma è nel “Paesaggio” che la metamorfosi tra Natura e Pittura si compie sino in fondo. Partendo da una serie di paesaggi del ‘600-‘800, primi fra tutti quelli di Magnasco e Marini, Porta, Ronzoni e Fidanza, si svolge un nastro di progressiva destrutturazione e mutazione delle forme e dei colori.

Lo sguardo del visitatore trascorrerà da Tosi e De Pisis fino a Morlotti e Mandelli da un lato, Rho e Radice dall’altro, sino alle suggestioni eteree di Valentino Vago e Claudio Olivieri e allo spazio senza più traccia di pittura che affida alla pura fisicità della tela l’iniziativa della forma come in Fontana, Bonalumi, Castellani.

Enrico Beda