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Rovigo: imparare dal passato

“Studiare la peste manzoniana” ai tempi del Covid-19

Rovigo

Lo ha fatto un gruppo di ricerca multidisciplinare coordinato da Chiara Beatrice Vicentini, docente arquatese, originaria di Rovigo, di Storia della Farmacia e del Farmaco al corso di laurea in Farmacia a Ferrara.

L’analisi è stata focalizzata sul capoluogo estense, risparmiato dalla peste del 1576, tramite misure di controllo empirico, che furono applicate con successo anche nel corso della peste che imperversò in tutto il Nord Italia e parte del Centro, tra il 1629 e il 1631. La professoressa Vicentini si è avvalsa dell’aiuto di Marco Pezzi, borsista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie. I due hanno condotto uno studio sulla prevenzione della peste a Ferrara tra il 1629 e il 1631, in collaborazione con Milvia Chicca, Chiara Scapoli, Stefano Manfredini, Donatella Mares e Teresa Bonacci, con competenze nel campo della Chimica farmaceutica, Parassitologia,Entomologia e Botanica.

Le parole di Chiara Beatrice Vicentini

“I risultati dello studio indicano che, oltre a una strettissima sorveglianza alle frontiere, per proteggere la città dal contagio, furono adottati efficaci rimedi galenici ad attività antimicrobica, antiparassitaria e repellente nei confronti di possibili vettori – afferma Vicentini -. Tossicità e farmaco resistenza ci impongono la ricerca di nuovi rimedi. Il mondo naturale descritto nelle farmacopee è una fonte importante. Costituisce il più grande studio clinico durato secoli. Spesso l’indagine storico-scientifica ha messo in evidenza la veridicità, relativamente alle attività terapeutiche vantate per molte materie prime anticamente utilizzate in preparazioni galeniche. E anche in questo caso abbiamo avuto delle conferme”. Lo studio ha suscitato l’interesse del canale tematico History Channel, ed è stato pubblicato dalla rivista internazionale Parasitology International. (m.s.)

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