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Santa Maria di Sala: Piarottolegno in liquidazione, tutti a casa

Rimane un interessamento all’acquisto dello stabilimento, ma da parte di un soggetto terzo che si occuperà di tutt’altro: è interessato solo all’acquisto dei muri

Piaratottolegno

Niente da fare per la Piarottolegno. La crisi lascia strascichi drammatici nella zona industriale salese: lo storico stabilimento sulla Noalese chiude i battenti, i lavoratori ne prendono atto, smobilitano il presidio permanente fuori dei cancelli della fabbrica e spostano la vertenza sul fronte dell’ottenimento degli ammortizzatori sociali. Ormai a Santa Maria di Sala il marchio Piarottolegno rimane solo un glorioso marchio del passato impresso sui muri dello stabilimento verde nel cuore della zona industriale.

Le parole dei rappresentanti sindacali

Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno riferito in assembla ai lavoratori i contenuti dell’incontro del 24 luglio: “La proprietà – hanno detto i rappresentanti sindacali – tramite il loro team di professionisti, ha comunicato che il consiglio di amministrazione ha già deliberato la messa in liquidazione della società e la chiusura del sito produttivo. Verrà depositato in tribunale a Venezia un concordato in bianco e nel contempo chiederanno per i lavoratori la cassa integrazione straordinaria prevista dal Decreto Genova, della durata di un anno”.

Rimane un interessamento all’acquisto dello stabilimento, ma da parte di un soggetto terzo, che si occuperà di tutt’altro: si tratta di un operatore che non svolge attività nel settore e che quindi è interessato solo all’acquisto dei muri, salvo ricollocare qualche lavoratore nella sua attività. Ma per la maggior parte degli 83 dipendenti Piarottolegno ormai scorrono i titoli di coda. Anche se la trattativa va avanti: “Abbiamo ribadito – concludono i sindacati – la necessità di salvaguardare l’occupazione di tutti i dipendenti, concordando l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale proposto e richiedendo alla Regione l’attivazione di specifici percorsi di politiche attive del lavoro, come previste dal decreto legge”. Insomma un epilogo occupazionale a cui nessuno avrebbe voluto assistere e che certamente comporterà strascischi anche nei prossimi mesi per le famiglie del territorio.

Filippo De Gaspari

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