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Cavalieri i giovani medici di Vo’

Onorificenza del Presidente della Repubblica all’estense Luca Sostini e ai colleghi Gallea e Simonato per il loro impegno in prima linea nella zona rossa allo scoppio della pandemia

Sostini con Mattarella alla consegna dell'onorificenza
Sostini con Mattarella alla consegna dell’onorificenza

A fine febbraio il salto nel vuoto, quando nel giro di poche ora ha dovuto decidere se prendere il posto di uno dei colleghi di Vo’ finiti in isolamento per il lockdown del paese collinare, prima zona rossa del Veneto. Otto mesi dopo, la cerimonia al Quirinale a ritirare l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana. Luca Sostini, medico di base atestino di 34 anni, è uno dei 56 “eroi del Covid” premiati il 20 ottobre scorso dal presidente Sergio Mattarella. Insieme a lui, emozionatissimi, c’erano anche i colleghi Mariateresa Gallea (34 anni) e Paolo Simonato (30 anni). Loro tre “sono i medici di famiglia che volontariamente si sono recati in piena zona rossa per sostituire i colleghi di Vo’ messi in quarantena” – si legge nella motivazione ufficiale del riconoscimento.

Luca, cosa hai provato nel ricevere l’onorificenza?

“La cerimonia è stata un revival dei tanti sentimenti provati in quelle due settimane a in zona rossa: la paura nell’affrontare l’ignoto, la preoccupazione per le nostre famiglie perché non si sapeva ancora nulla sulla trasmissione del virus, le difficoltà organizzative, che io sentivo in modo particolare perché dovevo continuare a gestire anche il mio ambulatorio di Cinto Euganeo. È stata un’esperienza provante sotto tutti i punti di vista: fisico e psicologico. Lavoravamo anche 20 ore di fila tra ambulatorio e studio dei protocolli. Quando mi sono trovato a tu per tu con Mattarella gli ho detto che il mio essere arbitro di calcio (per l’Aia di Este) mi ha aiutato molto a districarmi tra i regolamenti e ad applicarli”.

Che significato assume per te questo riconoscimento?

“Inizialmente mi sembrava quasi eccessivo, ma quando il presidente ha spiegato che c’è anche un significato di esortazione in questa onorificenza, mi sono sentito sollevato: siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo per superare la difficile situazione che si sta presentando. I riconoscimenti li abbiamo sempre condivisi con l’intera categoria, dedicandoli soprattutto ai colleghi che si sono ammalati e a quelli che continuano a morire in trincea”.

Di che cosa hai fatto tesoro grazie all’esperienza di Vo’?

“Dello spirito di collaborazione e di abnegazione. Non saremmo riusciti a portare a termine il nostro compito senza l’aiuto dei colleghi e senza la sinergia tra i vari livelli del sistema sanitario”.

Maria Elena Pattaro

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