domenica, 25 Settembre 2022

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    “Esplodono” durante il lockdown i disturbi neuropsichiatrici nelle persone affette da demenza

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    Dall’indagine condotta dal Gruppo di studio SINdem emerge che oltre il 60 per cento ha presentato un aumento dei disturbi del comportamento

    Anziani

    L’incremento di sintomi neuropsichiatrici nelle persone con demenza e nelle loro famiglie rappresenta un’altra emergenza, esplosa nel corso del lockdown, durante la fase più acuta della pandemia di Covid – 19. E’ quanto dimostra la ricerca del Gruppo di Studio sul COVID- 19 della Società Italiana di Neurologia per le demenze (SINdem), condotta su 4.913 familiari e con il coinvolgimento di 87 Centri specializzati in tutta Italia. Dall’indagine, infatti, emerge che oltre il 60% di chi soffre di demenza ha presentato un aumento dei disturbi del comportamento, mentre più del 65% dei familiari si è scoperto più vulnerabile e affetto da sintomi evidenti di stress.

    “Lavorando sul campo si percepiva questo peggioramento ma una prevalenza così alta di scompenso comportamentale ci ha fatto riflettere sulle conseguenze indirette di questa pandemia” commenta Annachiara Cagnin, professore associato della Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedale/Università di Padova, che ha lavorato con gli altri specialisti del Gruppo di Studio COVID-19 tra cui la presidente Amalia Bruni consulente dell’Istituto Superiore di Sanità. La ricerca, da poco pubblicata nella rivista “Frontiers in Psychiatry” a primo nome della professoressa Cagnin, ha guadagnato in pochi giorni l’attenzione degli esperti in questo cruciale settore della medicina. Questa analisi dei dati ha riguardato una parte della ricerca del gruppo di studio SINdem che ha valutato anche le conseguenze acute del lockdown sul peggioramento cognitivo e nelle performance fisiche e gli effetti a medio termine con una seconda indagine somministrata a luglio e di cui a breve saranno raccolti i risultati.

    “Gli effetti dell’isolamento indotto dal lockdown, con i cambiamenti della routine quotidiana e la riduzione di stimoli emotivi, sociali e fisici, – ha spiegato la professoressa – hanno rappresentato un detonatore per l’incremento rapido di disturbi neuropsichiatrici tra le persone più a rischio quali gli anziani con deterioramento cognitivo”. “I dati emersi – ha concluso – vanno ora considerati in funzione della riorganizzazione dei servizi assistenziali per le patologie neurodegenerative che dovrà tenere in conto la necessità di monitoraggio e supporto a distanza in modo continuativo e flessibile in base allo scenario epidemiologico futuro”.

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