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Forte San Felice, tra speranze e intoppi

Iniziato nel migliore dei modi con il restauro del portale monumentale di Forte San Felice, l’anno prometteva bene poi il cantiere si è bloccato con il lockdown

Visitatori al Forte con Erminio Boscolo Bibi
Visitatori al Forte con Erminio Boscolo Bibi

L’anno era iniziato nel migliore dei modi per il Forte San Felice quando alla fine di gennaio 2020 partiva il restauro del portale monumentale, un progetto che comprendeva anche la realizzazione di percorsi di visita lungo il perimetro dei bastioni, con l’eliminazione della vegetazione infestante, con previsione di 9 mesi di lavori. Con l’esplosione della pandemia ai primi di marzo il cantiere si è bloccato con il lockdown di tutte le attività produttive. E così è avvenuto anche per il fitto programma di visite in primavera e in estate, comprese quelle previste per le scuole e i gruppi e per il convegno dell’11 maggio organizzato insieme all’Istituto Italiano dei Castelli. Bloccati pure i lavori del Tavolo Tecnico tra gli Enti (convocato solo a distanza), con discussioni su come procedere con il secondo stralcio, essendo insufficienti gli altri 5 milioni di euro previsti, e sull’approvazione di un accordo di valorizzazione che prefiguri la gestione definitiva del sito.

Il Comitato del Forte San Felice ha manifestato in agosto tutta la sua preoccupazione per lo stato di immobilismo poiché il fattore tempo è essenziale se si vuole davvero evitare il degrado di strutture secolari.

Solo nel mese di settembre Comune e Comitato hanno ottenuto l’autorizzazione speciale per visite al Forte in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio il 26 e 27 settembre scorso, pur con rigide modalità antiCovid in quanto a numero partecipanti, distanziamento, mascherine… I gruppi di visitatori, che non dovevano essere superiori a 10 persone, invece dei 20 richiesti per ciascuno dei 6 turni di visita previsti, sono andati in poco tempo già esauriti. Il Comitato ha dovuto rivedere l’organizzazione, raddoppiando il numero delle guide per effettuare comunque un percorso di visita completo per 12 turni. L’assistenza dentro il Forte è stata garantita dai volontari dell’Associazione Nazionale Bersaglieri e dalla consueta collaborazione del farista Diego Nordio. Un magnifico tramonto ha salutato gli ultimi visitatori di sabato 26 settembre, ma il “diluvio” di domenica 27 settembre ha presto interrotto le visite ed anche la contemporanea iniziativa di pulizia intorno al forte organizzata dall’associazione Amico Giardiniere.

Il 18 settembre c’è stata la visita al Forte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Andrea Martella, accompagnato dalla dirigenza dell’ex-Magistrato alle Acque che ha assicurato l’impegno ad accelerare l’attività di recupero e a rinvenire gli ulteriori finanziamenti. Il 22 settembre si è riunito il Tavolo Tecnico con l’intento di far riprendere il cantiere, definire le ulteriori progettazioni, sottoscrive l’accordo di valorizzazione.

Il Comitato si è impegnato anche su un altro problema: la riapertura al pubblico della Batteria San Felice, che costituisce insieme ai Murazzi una prima tappa dell’itinerario di visita al Forte, molto apprezzata da concittadini e turisti per il magnifico paesaggio. “Prima in concessione e poi in proprietà alla società Mosella a seguito di asta pubblica dell’Agenzia del Demanio – ci spiega Erminio Boscolo Bibi del Comitato Forte San Felice – la Batteria deve essere aperta alla pubblica fruizione in base alla Convenzione tra Comune e società Mosella sottoscritta a seguito della Variante approvata dal Consiglio Comunale. Tempi e modalità dell’apertura sono stabiliti da una delibera della Giunta. Il gravame della pubblica fruizione è ripreso dallo stesso atto di alienazione dell’Agenzia del Demanio, a seguito della valutazione di interesse culturale (storico e paesaggistico) statuita dalle Soprintendenze del Veneto.

La Batteria è stata chiusa al pubblico nel maggio 2019 per l’esecuzione di lavori di manutenzione e restauro cui era tenuta la società e che dovevano durare tre mesi. Da allora non è stata più riaperta (con affissione di diversi cartelli di proprietà privata), pur essendo apparentemente finiti i lavori ancora dall’altro autunno e pur essendo ad inizio di quest’anno più volte assicurata la futura apertura. A partire dai primi di luglio con quattro successive lettere formali inviate all’Amministrazione comunale e pure alla Soprintendenza abbiamo insistentemente chiesto che la società rispetti i suoi obblighi e il Comune li faccia rispettare. Il 5 ottobre finalmente il Comune ha nominato il collaudatore, ma ora pare che non si possa procedere al collaudo perché la società non ha ancora dichiarato il termine dei lavori (durata prevista da maggio 2019: tre mesi!)”.

Eugenio Ferrarese

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