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Padova: la lettera delle associazioni studentesche a Giuseppe Conte

Le associazioni studentesche Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari scrivono una lettera accorata al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Serve una profonda riforma del sistema d’istruzione”

Lettera a Giuseppe Conte
Lettera a Giuseppe Conte

Nella giornata internazionale dello studente, martedì 17 novembre, le associazioni studentesche Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari hanno scritto una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, chiedendo maggior attenzione ai bisogni e alle necessità della scuola e degli studenti. Ecco cos’hanno scritto.

La lettera al presidente Giuseppe Conte

“Gentile Presidente Conte,

Le scriviamo questa lettera il 17 novembre, la giornata internazionale dello studente, perché pensiamo che i milioni di ragazze e ragazzi, di studentesse e studenti siano il futuro del nostro Paese. In questo momento di eccezionale difficoltà per tutto il Paese, la nostra generazione sta pagando un prezzo altissimo. I mesi di didattica a distanza sono stati una ferita profonda in termini non solo di qualità della didattica, ma anche di socialità e di relazione. Dopo mesi e mesi dallo scoppio della pandemia, la riapertura delle scuole si è svolta con evidenti lacune nell’organizzazione, che hanno portato a chiudere di nuovo dopo poco più di un mese. Similmente l’università è stata marginalizzata fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, in un contesto che già appariva parecchio confusionario e con una strada tutt’altro che ben tracciata e omogenea sul territorio nazionale.

Oggi siamo di fronte alla seconda ondata: il rischio che siano i più vulnerabili, tra cui studentesse e studenti, a pagare il prezzo più alto ci preoccupa molto. Stiamo parlando di giovani lavoratori e lavoratrici rimasti da un giorno all’altro senza sostentamento, di ragazze e ragazzi di tutte le età che subiscono le inevitabili conseguenze della chiusura di scuole e atenei, non tutti in grado di accedere in modo omogeneo ed efficace alla didattica a distanza. Il Covid-19 ha fatto emergere quelli che sono i limiti strutturali del nostro sistema d’istruzione e universitario: se c’è qualcosa che possiamo e dobbiamo imparare dalla crisi in corso, è che non sarà possibile superarla come se niente fosse, tornando in maniera indolore alla normalità, perché quella normalità era in molti casi il problema.

Il programma Next Generation EU ci offre un’occasione che mai avevamo avuto prima, con investimenti massicci che possono mirare a stravolgere ciò che conosciamo. Se ora è necessario pensare a sostenere chi si trova più in difficoltà e rischia di restare indietro per mancanza di mezzi, per il futuro abbiamo bisogno di una prospettiva chiara, di una visione di largo respiro.

Senza una profonda riforma del sistema d’istruzione semplicemente non andrà tutto bene.

Non andrà tutto bene se non si investirà immediatamente sulla scuola: edilizia, reclutamento, strumentazione tecnologica e trasporti non possono più essere le ultime voci di spesa di una legge di bilancio.

Non andrà tutto bene se non si ripenserà all’intero impianto dell’istruzione scolastica, dall’organizzazione della didattica fino alla necessaria riforma dei cicli di istruzione, che permetta a ragazze e ragazzi di essere alla pari dei loro coetanei europei, innalzando l’obbligo scolastico a 18 anni per combattere la dispersione scolastica.

Non andrà tutto bene se non si rimuoverà l’accesso programmato all’università: l’epidemia ha rivelato una fortissima carenza di personale medico e sanitario, tanto da arrivare a mettere in discussione l’assistenza sanitaria di base.

Non andrà tutto bene se l’università non sarà finalmente gratuita e accessibile a tutte e tutti: bisogna avere il coraggio di mettere università e scuola al centro dell’interesse del Paese, perché non bastano elargizioni ad imprese e privati per evitare il disastro sociale se non si investe sugli unici luoghi dove si può pensare il futuro.

Non andrà tutto bene se non si investirà su nuove strutture sanitarie e se non si continuerà a garantire l’universalità del servizio.

Non andrà tutto bene se non si approverà una patrimoniale e non si promuoverà una redistribuzione della ricchezza: non c’è futuro senza equità e uguaglianza, e noi non possiamo pagare la crisi economica di oggi e la crisi sociale e culturale di domani.

Non andrà tutto bene se, passata l’emergenza, il lavoro continuerà ad essere sempre più precario e privato di diritti: se non si costruiscono subito tutele anche per i nuovi lavori, assieme a compensi per tirocinanti e praticanti, continuerà l’insicurezza nei periodi di crisi, e lo sfruttamento nei periodi di normalità.

La sfida che abbiamo di fronte è gigantesca: da come la affronteremo dipenderà, senza il rischio di risultare retorici, il futuro del nostro Paese. Per poterla superare al meglio, c’è bisogno di mettere insieme tutte le forze, senza lasciare indietro nessuno: non possiamo pensare di progettare il domani senza il coinvolgimento di chi ce l’ha in mano, studentesse e studenti di tutta Italia.

Non andrà tutto bene, Presidente Conte, se non ci darete retta una volta per tutte, perché la prossima generazione è la nostra, e noi siamo pronti ad andare diritti al futuro!”