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Padova, stop ai nuovi supermercati. Attività di vicinato cuore pulsante della città

“Il principio di libera concorrenza non può soverchiare tutto. Servono strumenti per una crescita equilibrata e sostenibile”

Antonio Bressa

Sull’annuncio del sindaco Sergio Giordani di aprire una vera e propria crociata contro l’apertura indiscriminata di nuovi supermercati sul territorio comunale di Padova abbiamo sentito anche il parere dell’assessore alle attività produttive e al commercio Antonio Bressa.

Assessore, come incide la presenza di questi nuovi supermercati sul tessuto dei negozi di vicinato?

“È chiaro che questo fenomeno sta indebolendo la tenuta dei piccoli negozi già in difficoltà da diversi anni. Per questo il principio di libera concorrenza non può soverchiare tutto, ma servono strumenti per permettere una crescita equilibrata e sostenibile della città. Se da un lato infatti i nuovi investimenti comportano assunzioni, dall’altro potrebbero portare a chiusure di piccole attività”.

Ma nel concreto cosa si può fare? Abbiamo capito molto chiaramente che sulle autorizzazioni il Comune non ha praticamente margine.

“Da un lato ci sono i limiti urbanistici sui quali è al lavoro l’assessore Ragona, dall’altro è necessario cambiare la norma regionale sul commercio. Per le grandi strutture di vendita è previsto per esempio che per essere autorizzate debbano versare al Comune delle risorse per sostenere i piccoli negozi. Estenderei questa previsione anche alle medie strutture di vendita inferiori ai 1500 metri quadri che comportano un impatto sul territorio”.

Crede che questo sarebbe sufficiente a frenare la crescita indiscriminata?

“Sarebbe un passo importante nella direzione di cercare un meccanismo di sostegno alle attività di vicinato che hanno un alto valore sociale e rappresentano la vita di una città”.

Oltre all’arrivo dei supermercati, quest’anno ci si è messo anche il Covid. Come incide questa situazione?

“C’è il pericolo di uno spostamento dei consumi sul commercio on-line, che rischia di spopolare le città. Anche in questo caso serve agire almeno con una leva fiscale. Colossi come Amazon pagano troppo poco e i loro insediamenti logistici non sono subordinati ad autorizzazione come le grandi strutture di vendita, anche se l’impatto sul commercio al dettaglio può essere molto forte. Anche in questo caso chiediamo di cambiare le regole. C’è però un nuovo fenomeno che va preso in considerazione”.

A cosa si riferisce?

“Le città dopo il Covid avranno un rapporto diverso con i negozi di prossimità, perché le persone stanno riducendo la propria mobilità e riscoprendo le attività di quartiere. Non è un caso che stiamo proprio in questo periodo dando vita a nuovi mercatini rionali”.

Che messaggio dare quindi ai piccoli negozianti?

“Resistere e puntare in innovazione e servizi di prossimità sfruttando tutti i nuovi strumenti tecnologici di promozione e vendita. Noi nel frattempo mettiamo in campo ogni aiuto utile come abbiamo fatto con i plateatici gratuiti e allargati, con la riduzione della TARI e con le iniziative di promozione. I nostri negozi hanno un valore troppo elevato per non fare ogni sforzo a loro sostegno”.