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Rovigo: i 6 leghisti rivogliono il loro posto

Dopo essere stati espulsi per aver causato la caduta di Massimo Bergamin i sei consiglieri leghisti “ribelli” tornano alla carica attaccando tirando in ballo la vicenda del bonus da 600 euro

Giancarlo Andriotto, uno dei sei consiglieri
Giancarlo Andriotto, uno dei sei consiglieri

La rabbia dei consiglieri leghisti, contro chi non li tutela. Un anno e mezzo fa, sei consiglieri leghisti polesani furono espulsi dal partito del Carroccio per avere causato la caduta di Massimo Bergamin, da sindaco di Rovigo. Ora gli ex sei leghisti tornano alla carica, citando le vicende legate al bonus percepito da alcuni leghisti, prima sospesi e poi reintegrati.

Giancarlo Andriotto, ex capogruppo della Lega in consiglio comunale a Rovigo, non usa mezzi termini: “Ho appreso dai giornali la notizia farsa dei leghisti prima sospesi e poi ripresi, dopo aver incassato il bonus di 600 euro. Il segretario Matteo Salvini aveva giurato massimo rigore e invece i suoi eletti sono stati reintegrati ovunque. Noi, invece, che non abbiamo rubato nulla, siamo ancora qui in attesa di avere qualche comunicazione. Restiamo fuori dal partito, pur non avendo fatto nulla di grave, specie se rapportato a quanto fatto da alcuni consiglieri regionali leghisti”. Oltre ad Andriotto, sono ancora fermi al palo, Fabio Benetti, Nicola Marsilio, Andrea Denti, Stefano Raule, Luca Gabban. “Siamo sei espulsi dal partito, ma che all’epoca eravamo stati appoggiati per la firma, che mandava a casa Bergamin, da tutta la maggioranza dei militanti della Lega di Rovigo e sostenuti anche da una gran parte dei cittadini” sottolinea Andriotto.

La Lega aveva espulso i sei “ribelli” polesani, dopo che nel pomeriggio di fine febbraio 2019, a Padova, si era svolto il direttivo nazionale allargato, della Lega e Liga Veneta alla presenza del segretario Gianantonio Da Re, il responsabile organizzativo Giuseppe Paolin e quello federale Alessandro Panza, più i parlamentari, gli assessori e consiglieri regionali leghisti.

“Stiamo ancora aspettando il reintegro, come ci avevano promesso, anche per il lavoro che abbiamo svolto, sia nel corso delle elezioni amministrative, sia per quello delle elezioni europee. Voglio che si sappia, che noi siamo stati corretti, a differenza di altri”.

Ruggero Principe

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