Home Veneto Attualità Bilancio di fine anno, Zaia: "Autonomia? Non siamo fermi"

Bilancio di fine anno, Zaia: “Autonomia? Non siamo fermi”

Il bilancio di quest’anno: sanità, politica e previsioni. Speciale intervista a Luca Zaia, ecco la terza parte

PADOVA 08–11-2020
IL GOVERNATORE DEL VENETO – LUCA ZAIA
©NICOLA FOSSELLA

Non possiamo non ricordare il referendum sull’autonomia, dopo tre anni di attesa cosa dobbiamo aspettarci?

Il 22 ottobre del 2017, due milioni di veneti si sono espressi alle urne, rivendicando la scelta corale dell’autonomia regionale; rimane una giornata storica. L’impegno che ho preso con tutti i cittadini è concreto. Il percorso fatto fino ad oggi si riassume in una serie di passaggi politici e istituzionali importanti, culminati ormai più di un anno fa, nella consegna della proposta della Regione Veneto per l’autonomia differenziata al ministro per gli Affari regionali. Atto a cui il rappresentante del Governo nazionale ha replicato garantendo l’impegno a proseguire il negoziato. Le aspettative, rimangono ancora l’approvazione della legge quadro e la sottoscrizione dell’intesa, quindi una necessaria accelerazione dell’iter parlamentare e la definizione condivisa con il Governo per giungere quanto prima alla conclusione. Intanto non siamo mica fermi: è in elaborazione una rilevazione delle risorse finanziarie, umane e strumentali utilizzate dallo Stato nel territorio veneto nelle 23 materie che la Regione chiede le vengano riconosciute. Questo non per rivendicare qualcosa ma per migliorare ulteriormente la qualità dei servizi ai cittadini. Anche in questi giorni di pandemia è emerso chiaramente quanto sia indispensabile una chiara assunzione di responsabilità ai fini di una buona amministrazione.

Per tornare all’attualità. Il test rapido fai da te è una buona notizia, certo. Ma l’onestà è un’incognita. Siamo sicuri che chi, nel privato della propria casa si sottopone al test, si assuma fino in fondo poi la responsabilità di dichiarare una eventuale positività, anche se asintomatico o paucisintomatico?

Prima in Italia, la Regione Veneto sta sperimentando con successo, un nuovo tipo di tampone rapido antigenico, messo a punto dal dottor Rigoli a Treviso e dotato di procedure estremamente semplici, dall’invasività estremamente ridotta, di altissima attendibilità, in grado di dare l’esito in dieci minuti. È la logica conseguenza della nostra scelta di non fermarsi mai di fronte a un risultato acquisito, ma di cercare continuamente nuove evoluzioni. Con questo metodo si potrà, ad esempio, fare l’esame all’interno delle scuole, dotare del kit i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta che lo vorranno e lo riceveranno gratuitamente per eseguirlo ai loro assistiti, evitare le lunghe code di chi vuole sottoporsi al test ai drive in. Sicuramente questo consente di non restare aggrappati all’attività di laboratorio e di portare la diagnostica fuori dall’ospedale, praticamente ovunque anche nel privato o nell’ambito familiare, con la stessa garanzia di attendibilità del risultato. Lo ho definito: una rivoluzione. Se qualcuno non lo ha capito e pensa che sia soltanto un modo per testare in modo riservato la positività e non rivelarla, non ne capisco assolutamente lo scopo. Se si sottopone al test perché gli è richiesto deve segnalarlo. Qualora qualcuno potesse farlo per sua curiosità ma senza però volersi curare in caso di positività: faccia a meno di farlo e se ne assuma la responsabilità.

Vi sono ancora dei giovani – e non solo – che non rispettano le norme e le ordinanze che via via vengono emesse, come il coprifuoco e l’obbligo di indossare i dispositivi di sicurezza. Secondo lei si tratta solo di incoscienza giovanile o mancata opera di sensibilizzazione all’interno delle famiglie?

Non credo sia una caratteristica soltanto di alcuni giovani. Anzi, da parte della grande maggioranza dei ragazzi abbiamo avuto una grande dimostrazione di responsabilità. Pertanto, penso che il problema riguardi alcuni casi di tutte le età. Mi rifiuto di pensare che ci voglia un carabiniere o un poliziotto ovunque per verificare che siano indossate le mascherine e rispettate le distanze o il divieto di assembramenti. In mezzo ai binari del treno la gente non cammina perché si muore o perché si prende la multa? Se tutti rispettassimo scrupolosamente le regole non ci sarebbe bisogno di restrizioni.

Per concludere, molte famiglie si chiedono come sarà il loro pranzo di Natale, chi potranno avere al proprio fianco e chi no. È prevista una nuova ordinanza per le feste natalizie?

Oggi come oggi, siamo a fine novembre, le feste di Natale sono tra un mese, un periodo che appare troppo distante di questi tempi per sapere se l’evoluzione della pandemia consentirà ordinanze specifiche.  Certamente, le feste sono un momento importante per la tradizione e per la nostra fede cristiana ed è chiaro che tutti desideriamo viverle come sempre. Sappiamo già, però, come sarà il Natale di migliaia di famiglie: senza i familiari che sono morti, con i congiunti in rianimazione o in ospedale o in casa di riposo senza potere visitarli, con gravi preoccupazioni perché senza lavoro o con l’attività in crisi.  Non voglio credere che a fronte di questa situazione, per molti il problema sia il numero delle persone in più o in meno con cui cenare.Festeggeremo il Natale sicuramente, come si potrà e, personalmente, auguri a tutti nel migliore dei modi. In questo momento, però, le mie preoccupazioniprincipalisono la salute dei cittadini e la crisi economica.