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Padova, giù le barriere con le rampe a mattoncini

La soluzione ideata in Germania trova terreno fertile nel padovano: sono sufficienti 100 pezzi colorati per creare una rampa a servizio di negozi e uffici”

Cooperativa L’Iride

Rampe con i Lego per abbattere le barriere architettoniche. Non è solo un gioco, ma una realtà che si sta sviluppando in tutta Europa e che è arrivata anche a Padova riscuotendo l’adesione di negozi e locali della città e della provincia. Muove i primi passi concreti il progetto nato all’interno de “L’Iride”, cooperativa sociale di Selvazzano che dall’inizio degli anni ‘90 si prende cura dello sviluppo dell’identità di persone con disabilità. A dare vita alla realizzazione delle rampe con i mattoncini colorati è stato Enrico Balestra, 26 anni, di Mestrino, che sta svolgendo un tirocinio nel network di cooperative del territorio di cui fa parte “L’Iride”.

Il progetto è stato ispirato nei mesi scorsi da Rita Ebel, una 62enne che vive in Germania e che da 25 anni, a causa di un incidente, si muove su una sedia a rotelle: si è misurata con l’inaccessibilità della sua città, soprattutto per entrare in negozi e locali, ed ha iniziato a realizzare pedane colorate. L’intuizione – un mix vivace di gioco e sostenibilità sociale – sta ora facendo il giro d’Europa e nel padovano è stata interpretata a Selvazzano, dopo aver ricevuto le istruzioni via Facebook dalla nonna tedesca.

“A novembre abbiamo portato la prima rampa realizzata dai nostri ragazzi all’Ottica Greggio in piazza Cuoco, nel quartiere Guizza”, spiega Erika Bragato, responsabile del progetto. “Abbiamo punti di raccolta a L’Iride Blu, in via Euganea, davanti agli impianti sportivi di Selvazzano, e poi in diversi negozi fra Padova e Teolo. Servono circa 100 mattoncini per realizzare una rampa, quindi sono moltissimi i pezzi di cui abbiamo bisogno: confidiamo nella generosità di chi non gioca più con i Lego che ha in casa e che desidera contribuire a questo modo colorato di fare design urbano, rendendo le nostre città più belle ed inclusive”.

Il progetto piace, genera simpatia: “Ci stiamo rendendo conto che questa storia dei Lego ci consente di parlare di noi in maniera quasi giocosa, leggera, che è il contrario di superficiale. Ogni giorno ci prendiamo cura dello sviluppo dell’identità di 80 persone con disabilità grave, è una complessità a volte difficile da raccontare. I Lego sono un modo alternativo di veicolare i nostri messaggi: l’abbattimento delle barriere, perché è il contesto che rende la persona più o meno disabile; i ragazzi che vedono il frutto del lavoro e sono felici della capacità di impattare positivamente nella società. E poi andiamo a riusare giochi che altrimenti andrebbero a finire in discarica e anche questo è positivo, è green. Dietro ogni progetto c’è fatica e costanza”, conclude “L’Iride”, “l’energia e l’amore per i Lego di Enrico sono stati fondamentali nel sostenere i ragazzi della nostra bottega di prodotti artigianali per arrivare alle prime rampe”. È possibile aderire e contribuire al progetto su www.liride.org.

Enrico Beda