Logo testata di vicenza

Home Veneziano Chioggia Chioggia: il settore della pesca viene “stressato” dal sistema di gestione del...

Chioggia: il settore della pesca viene “stressato” dal sistema di gestione del Mose

I pescatori, con il sollevamento delle paratoie, non riescono più a lavorare. Si crea una pericolosa “paralisi” in un settore trainante

Emanuele Mazzaro
Emanuele Mazzaro

Il Mose continua a fare discutere l’opinione pubblica clodiense. Alle inevitabili polemiche legate al mancato azionamento delle paratoie mobili dei giorni di dicembre, che ha determinato il parziale allagamento dei centri storici di Chioggia e Sottomarina, si è aggiunta la voce dei pescatori di Chioggia, che lamentano criticità di ben altra natura. “Se all’inizio il Mose rappresentava una speranza, ora iniziano le criticità. Il settore della pesca viene “stressato” dal sistema di gestione. Bisogna rimediare al più presto”.

E’ con queste parole che Emanuele Mazzaro – amministratore unico di Sst spa società servizi territoriali & direttore del Mercato Ittico all’ingrosso di Chioggia – introduce il grosso problema del “blocco della navigazione” per i pescherecci della flotta clodiense, quando le dighe mobili vengono sollevate. “I pescatori, a Mose alzato, – racconta Mazzaro – non riescono più a lavorare e si è creata una pericolosa “paralisi” della pesca, settore rappresentativo e trainante dell’economia chioggiotta. Non è giusto che siano loro a pagare ritardi e inadempienze altrui”.

Le difficoltà del mondo della pesca, solo in parte legate al crollo dei consumi in piena pandemia, vengono acuite da questo spiacevole “inconveniente”; con ricadute che coinvolgono non solo pescatori e famiglie, ma l’intero tessuto sociale cittadino. La soluzione c’è ed è univoca; non c’è troppo da riflettere.

“L’unica soluzione percorribile è accelerare al massimo i lavori per la conca di navigazione alle bocche di porto che permetterebbe ai pescherecci di passare anche a paratoie del Mose abbassate. La questione va risolta senza esitazione e i pescatori meritano un congruo risarcimento per le perdite subite”.

La sorte di certo non ha aiutato i pescatori anche in riferimento alle tempistiche di queste acque alte eccezionali. “Ricordiamo che questo è il periodo di massimo ricavo per operatori e famiglie; non ci voleva in un momento in cui riusciamo a malapena a restare in piedi. Il mercato per due mesi ha subito perdite del 50%; su base annua la perdita stimata sarà del 20-25%. Sono numeri importanti. Almeno siamo riusciti a rimanere aperti per i pranzi presso le attività di ristorazione e grazie alla GDO (grande Distribuzione)”.

Le considerazioni finali, velatamente amare, sono un monito ad agire in fretta: “Teniamo conto di una categoria che è stata totalmente bistrattata. I protagonisti del mare siamo noi, è un elemento che non possiamo dimenticare e deve essere posto all’attenzione dei decisori”.

Luca Rapacciuolo

Le più lette