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Pietre d’Inciampo, posate oggi altre 4 in memoria delle vittime

Si è svolta stamattina la cerimonia di posa di quattro Pietre d’Inciampo in memoria di altrettanti cittadini padovani uccisi nei campi di sterminio o assassinati dagli occupanti nazisti.

Pietra d’Inciampo dedicata a Padre Placido Cortese

Le pietre in memoria di tre padovani di religione ebraica si trovano in Via delle Piazze (Celina Trieste assassinata nel ottobre del 1944) e in Via san Martino e Solferino (Guido Usigli assassinato ad Auschwitz il 5 agosto 1944 e Ester Giovanna Colombo anch’essa uccisa ad Auschwitz in data non  conosciuta). In Piazza del Santo all’ angolo con Via Orto Botanico è stata posata la quarta Pietra d’Inciampo in memoria del frate francescano Padre Placido Cortese, arrestato dalla Gestapo e ucciso a Trieste il 15 novembre 1944.

Sono in tutto 28 le Pietre d’Inciampo realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig collocate nella nostra città.

Alla cerimonia presenti: il sindaco di Padova  Sergio Giordani, il vicepresidente della Provincia Vincenzo Gottardo, il prefetto Renato Franceschelli, Gianni Parenzo presidente della Comunità Ebraica, Adolfo Locci rabbino capo, Gina Cavalieri vicepresidente della Comunità Ebraica e davanti alla Basilica di Sant’Antonio, il rettore Padre Oliviero Svanera, e Padre Giorgio Laggioni

Il sindaco di Padova Sergio Giordani dichiara

“Posiamo oggi altre quattro Pietre di Inciampo, a perenne ricordo di altrettanti padovani vittime dell’odio e della violenza nazifascista durante la seconda guerra mondiale. Celina Trieste,  Guido Usigli, Ester Giovanna Colombo, padre Placido Cortese. Sono questi loro nomi.

E se padre Placido Cortese, al quale il presidente della Repubblica  Sergio Mattarella il 5 giugno 2017 ha conferito la medaglia d’oro al valor civile e il Comune di Padova lo ha collocato nel Giardino dei Giusti a Terranegra, è certamente molto conosciuto per aver salvato tra gli altri ebrei e molti ricercati dal regime nazifascista,  meritano altrettanto rispetto e considerazione i tre concittadini uccisi barbaramente a Auschwitz e alla Risiera di San Sabba a Trieste per il solo fatto di essere ebrei. Quest’anno la pandemia ci ha costretto a svolgere questa simbolica e molto partecipata commemorazione in forma ridotta. Ma non possiamo permettere che questa emergenza sanitaria faccia dimenticare la Shoah, contribuisca a sbiadire nel tempo il ricordo di queste persone.

Mi ritrovo in questi giorni a pensare lo smarrimento, la paura, che questi concittadini ebrei debbono aver provato nel momento dell’arresto, consapevoli di non aver nessuna colpa se non quella- agli occhi dei nazisti e dei loro alleati fascisti- di esistere. Si saranno chiesti perché tanti padovani con i quali in passato avevano  legami di amicizia, di lavoro, condividevano interessi e passioni, giravano la testa dall’altra parte, facendo magari finta di non averli mai incontrati.

Non tutti certo. Padre Placido cortese, padovano d’adozione e all’epoca direttore del giornale Messaggero di Sant’Antonio non girò la testa dall’altra parte, ma anzi si impegnò in prima persona,  salvandone molti e organizzando una rete clandestina  di soccorso, conscio del pericolo che correva.  Un pericolo che divenne concreto e mortale quando l’8 ottobre del 1944  fu arrestato dalla Gestapo, trasferito a Trieste torturato e ucciso.

Un sacrificio  accettato in nome del rispetto di principi fondamentali, quali uguaglianza, compassione, umanità, libertà.”