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Il grido di dolore del Verena: in 200 restano senza lavoro

Si respirava rabbia alla ski area Monte Verena all’indomani della decisione del Governo di rinviare ancora l’apertura degli impianti di risalita.

Lorena Frigo
Lorena Frigo che amministra la ski area Monte Verena con il suo amato labrador in un momento sereno

“Ce l’hanno detto solo 4 ore prima (dell’agognato via libera, ndr) che avrebbero posticipato la riapertura nuovamente: prima pensavamo di aprire il 7 gennaio, poi il 15 gennaio, poi il 17 febbraio … a questo punto non ci crediamo più, e il 5 marzo oramai saremo agli sgoccioli della stagione!” Lo afferma Lorena Frigo, amministratore del complesso che conta due società: la gestione del rifugio (60 posti letto, dove è contitolare) e quella dell’impianto sciistico costruito ai piedi del forte Verena (Roana 2000 Verena).

“A dicembre dopo che il Veneto è stato dichiarato “zona rossa” per la pandemia da covid-19 – continua l’imprenditrice – avevo deciso di evitare l’apertura e di aspettare l’anno nuovo. Ma abbiamo ricevuto una diffida dal Comune di Roana e siamo stati costretti ad aprire perché la concessione pluriennale (800 mila euro di fideiussione per 20 anni) ci obbliga tra i tanti adempimenti a pulire comunque la strada: 6 chilometri per raggiungere il rifugio dalla provinciale”. Insomma non è stata riconosciuta l’eccezionalità della pandemia. E tra l’altro la strada sconfina in 3 comuni diversi (Rotzo, Valdastico, Pedescala): “che senso aveva aprire in zona rossa visto che non si potevano passare i confini comunali?”, si chiede Lorena Frigo.

rifugio Verenetta
Il rifugio Verenetta (1600 metri) sul parcheggio della ski area di Monte Verena (foto F. Brasco)

“Abbiamo tirato avanti con i nostri 12 dipendenti a tempo pieno (mai “messi” in cassa integrazione) e abbiamo lasciato a casa a malincuore i nostri 33 stagionali: e vi ricordo che a regime l’indotto diretto coinvolge altre 160 persone che lavorano qui come i maestri di sci, gli autisti, e altre figure legate al mondo del turismo”.

La rabbia che si respira al rifugio Verenetta non è solo per i mancati introiti, ma per un’intera economia che è andata in tilt: “alcuni dei nostri stagionali sono genitori e sono a casa senza stipendio, e purtroppo se stanno così le cose i ristori e gli assegni sociali non li vedranno nemmeno col binocolo”.

Nel 2020 l’attività è stata sospesa per la pandemia a marzo quando qui da noi vi erano ancora prenotazioni per oltre 200mila euro di fatturato: “Tutto in fumo, e poi abbiamo preso solo 2 mila euro di ristoro in primavera e 4 mila in autunno”, spiega Lorena Frigo. “Pensate che solo per le bollette dell’impianto di risalita del mese di dicembre 2020 ho pagato 11mila euro”.

giovanissimi sciatori al Verena
I giovanissimi sciatori degli sci club si allenano al Verena nonostante la pandemia

Nonostante tutto però l’impianto è nuovo di zecca e funziona: ogni giorno nel rispetto delle norme anti-covid vi sono atleti delle società sportive agonistiche dello sci di mezzo Veneto, e addirittura del Trentino, che vengono ad allenarsi al Verena. Molti gruppi sportivi dello sci hanno riscoperto le mete vicine: “Abbiamo ricevuto tanti grazie da allenatori, dirigenti e genitori e anche dai ragazzi che si allenano – spiega – perché abbiamo tenuto aperto nonostante non ci convenga economicamente”.

Le società sportive si rivolgono all’ex campionessa di sci altopianese Giulia Gianesini, oggi dirigente sportiva, che lavora per distribuire gli atleti (per il distanziamento) tra le piste di discesa del Verena e delle Melette, dove si trovano i due impianti adatti alle competizioni giovanili.

Al Verenetta ci si domanda perché quest’estate sono stati aperti gli stabilimenti balneari, e perché comunque è consentito lo sci di fondo che in alcune zone genera assembramenti.

“Da noi prosegue – Lorena Frigo – secondo l’ordinanza annunciata qualche giorno fa dal Presidente del Veneto (piste e impianti al 30% della capienza, ma cancellata dalla norma nazionale emessa dal Governo) avremmo potuto far sciare le persone in totale sicurezza: abbiamo 20 chilometri di piste”.

“Purtroppo c’è amarezza – denuncia -: perché i lavoratori stagionali che da noi in Altopiano sono la maggioranza sono a casa dimenticati dalle autorità! Li stavamo richiamando in servizio, ora tutti a casa di nuovo. Ma come campano?”

Gli stagionali e i lavoratori a chiamata infatti non hanno diritto a paracadute sociale.

“E siamo molto arrabbiati – conclude Lorena Frigo – perché stiamo lavorando totalmente in perdita. Ci fa piacere avere gli atleti e le gare di sci, ma la loro presenza non basta: non ci paghiamo nemmeno i costi vivi. Abbiamo bisogno delle famiglie e degli appassionati di sci”.

(Servizio di Francesco Brasco)

la strada da Mezzaselva al Verena
La strada che collega Mezzaselva di Roana alla ski area di Monte Verena viene pulita dalla società di gestione a sue spese: sono 6 km

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