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Le ossa di Dante, il segreto di Ravenna

La città dei mosaici propone mostre ed eventi, svelando anche il mistero delle spoglie più volte trafugate

Dante a Ravenna
Dante a Ravenna

Volevano così bene all’Italia e sognavano così tanto di farne parte che pensarono di votarsi a Dante. Al sommo poeta le città giuliano-dalmate, in primis Trieste, Fiume, Pola e Zara – all’epoca tutte sotto il dominio austriaco – nel 1908, riunite nella società Dante Alighieri (istituita nel 1889 proprio affermare l’italianità delle terre che allora si definivano ‘irredente’) donarono un’ampolla. Un’ampolla artistica, realizzata dall’architetto triestino Giovanni Mayer , che tuttora si trova ai piedi dell’arca del poeta, a Ravenna, accanto alla bronzea ghirlanda donata dai reduci della Prima Guerra Mondiale. Dante è sempre stato il simbolo dei sentimenti e della cultura italiani.

Quest’anno si celebrano i 700 anni dalla sua morte e Ravenna, come la natia Firenze, pullulano di iniziative. Così tante che si fa fatica a stilarne un elenco, senza correre il rischio di dimenticarne qualcuna o di commettere qualche errore nel segnalare una priorità di importanza. Ravenna ha l’orgoglio di essere la custode delle spoglie dell’autore della Divina Commedia. In origine la Tomba di Dante era una cappellina, la fece erigere nel 1321 Guido Novello da Polenta. Nel 1483 Bernardo Bembo, governatore della Serenissima, commissionò a Pietro Lombardo il bassorilievo con il ritratto di Dante. Nel 1782 il cardinal legato Luigi Valenti Gonzaga fece erigere l’attuale mausoleo, su progetto del ravennate Camillo Morigia. Al centro del tempietto neoclassico pende la lampada alimentata con l’olio delle colline toscane che ogni anno, nella seconda domenica di settembre, il Comune di Firenze offre in ricordo della morte del poeta, avvenuta il 14 settembre 1321.

Pochi sanno però che nemmeno da morto Dante poté dormire sonni tranquilli. I fiorentini nel XV secolo ne rivendicarono le spoglie e la richiesta diventò pressante quando sul soglio pontificio ascesero due papi fiorentini, entrambi dei Medici: Leone X (1513-21) e Clemente VII (1523-34). Il primo, dopo una supplica firmata anche da Michelangelo, concesse nel 1519 ai fiorentini di riportare le ossa a Firenze, ma quando la delegazione toscana aprì il sarcofago le reliquie non c’erano più. I francescani, poco tempo prima, avevano prelevato i resti del poeta e a nulla valsero le suppliche di restituzione. Lo stesso sarcofago fu poi trasferito nel chiostro e sorvegliato a vista. Le ossa erano state racchiuse nel 1677 in una cassetta (oggi conservata nel Museo Dantesco) dal priore Antonio Sarti, e furono ricollocate nell’urna originaria solo nel 1781.

Quando nel 1810 il convento fu soppresso su ordine del governo napoleonico i frati murarono la cassetta con le ossa nell’attiguo oratorio di Braccioforte e se andarono con il loro segreto. I resti del poeta furono ritrovati per caso da un operaio il 27 maggio 1865. Uno studente, Anastasio Matteucci (poi notaio), intuì a chi potevano appartenere dalla scritta ‘Ossa Dantis’, salvandole così dall’ossario comune. La salma fu ricomposta, esposta per qualche mese in un’urna di cristallo e quindi ritumulata nel tempietto. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, la cassetta fu di nuovo celata per evitare le bombe. Venne sepolta sotto un tumulo coperto dal verde, vicino alla tomba. Tornò al suo posto a fine conflitto. A Firenze, nella vana speranza che le reliquie fossero restituite, fu eretto nel 1829, grande cenotafio nella chiesa di Santa Croce, raffigurante il poeta.

Ravenna per ora punta sulle visite virtuali, sperando di poter restituire presto alla vista dei visitatori i suoi mosaici di luce e le sue infinite bellezze d’arte e di natura, come saline e spiagge. Comune, Ravenna Tourism, Ravenna Incoming e tanti altri soggetti istituzionali e culturali stanno producendo un grande sforzo per rendere indimenticabile questo anniversario numero 700. Il progetto espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, promosso da Comune di Ravenna, Assessorato alla Cultura e Mar – Museo dell’arte della città di Ravenna ha l’importante collaborazione del Museo degli Uffizi di Firenze. Si compone di tre mostre ed è iniziato con “Inclusa est Flamma” alla Biblioteca Classense, già prorogata fino al 17 luglio 2021. La mostra “Dante nell’arte dell’Ottocento – Un’esposizione degli Uffizi a Ravenna” allestita nei Chiostri Francescani rimarrà aperta fino al 5 settembre 2021.

E’ online il teaser promozionale sul progetto espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, che anticipa il lancio dei virtual tour delle prossime mostre. Ovvero: “Le arti al tempo dell’esilio” nella Chiesa di San Romualdo, dal 6 marzo al 13 luglio 2021 e ‘Un’epopea pop’ al Mar – Museo d’arte della città di Ravenna, da settembre 2021 a gennaio 2022. Inoltre al Mar c’è la mostra “Paolo Roversi – Studio Luce”. E’ prorogata fino al 2 maggio 2021, ma nel frattempo è disponibile un virtual tour. E poi da vedere c’è Ravenna tutta, già capitale politica e culturale, città capace di sfoggiare con la semplicità di una ‘provinciale’ i suoi immensi tesori e la sua proverbiale capacità di produrre qualità della vita.

Renato Malaman

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