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Nessun veneto tra i sottosegretari del governo Draghi

I vicentini che potevano aspirare a un posto (Zanettin e Sbrollini) sono stati stoppati dai rispettivi partiti

Non ci sono vicentini, ma neanche veneti tra i sottosegretari nominati dal governo Draghi dopo 12 giorni di trattative. È vero che sono stati nominati l’altro venerdì quattro ministri veneti, ma tra loro il più pesante, ossia il ministro all’Economia, Daniele Franco, da tempo risiede a Roma e non vive sul territorio, a differenza di Federico D’Incà, Erika Stefani e Renato Brunetta. E comunque va detto che Stefani e D’Inca sono ministri senza portafoglio, cioè hanno rappresentanza politica ma non governano ministeri.

 

 

Lo stesso Variati aveva capito da tempo che non c’era spazio per una sua riconferma: troppi gli appetiti dei nuovi alleati

Dei 40 sottosegretari nominati, 11 afferiscono al Movimento 5 Stelle, 9 sono politicamente legati alla Lega, 6 rispettivamente al Pd e a Forza Italia, 2 a Italia Viva e 1 a Liberi e Uguali, Maria Cecilia Guerra, confermata al ministero dell’Economia. A questi si affiancano gli esponenti dei gruppi che hanno votato la fiducia all’esecutivo: 1 per il Centro democratico, la componente guidata da Bruno Tabacci, 1 per +Europa, 1 per Noi con l’Italia, e infine un tecnico, Gabrielli, Capo della Polizia, per la delicata delega ai Servizi segreti.

Dei nuovi sottosegretari, 20 sono uomini e 19 donne. Sono stati confermati 15 dei sottosegretari uscenti: il Pd ha confermato 4 su 6 sottosegretari, il Movimento 5 su 11, con un’esclusione eccellente, come il viceministro all’Economia, Buffagni.

Riguardo ai vicentini, nessuno dei vociferati possibili sottosegretari in realtà aveva attese di un posto al governo: Pierantonio Zanettin era interessato alla Giustizia, che è il suo campo, ma il partito s’era già da giorni espresso per Sisto; Daniela Sbrollini sapeva quanto scarso, quasi nullo, fosse il margine di manovra, dato che Italia Viva doveva confermare al governo Teresa Bellanova e Ivan Scalfarotto che, assieme alla Bonetti avevano aperto la crisi del Conte II con le loro dimissioni. Riguardo ad Achille Variati, benché contasse sulla stima di Luciana Lamorgese e dello stesso Nicola Zingaretti, e benché il so operato sia stato giudicato positivmente, sapeva bene anche lui quanto i posti all’Interno fossero ambiti da una maggioranza ben più ampia di quella precedente e non aveva nessuna speranza di essere riconfermato, tant’è vero che proprio ieri aveva dalla tribuna di Facebook salutato tutti e annunciato il suo ritorno a Vicenza in pianta stabile. (a.d.l.)

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