Home Turismo & Sapori Orti, vigneti e monaci: è l’altra Laguna

Orti, vigneti e monaci: è l’altra Laguna

Itinerario in barca tra isole note e meno note, fra ‘ghebi’ e barene, alla scoperta di un mondo ricco di biodiversità I vini antichi e le ‘castraure’ di Sant’Erasmo sullo sfondo di solitari luoghi dello spirito, come San Francesco del Deserto

I vigneti sull'isola di Mazzorbo
I vigneti sull’isola di Mazzorbo

Persino i monaci armeni di San Lazzaro, nel brolo della loro isola – che è una piccola patria fatta di arte e di memoria mistica – hanno riservato un angolo di sole per la vite. Una presenza culturale e affettiva al tempo stesso, perché in Armenia il vino è genetica antica. Come nelle altre solitarie regioni del Caucaso.

Il vino in laguna per seguire un itinerario insolito, fra paesaggio, sapori e intimità. Un itinerario che porta alla scoperta di sole note e meno note, per far luce anche su un mondo ricco di biodiversità. Un modo diverso per smarrirsi nella poesia di questo ambiente unico, fatto di luci e di ombre, fatto dei ghirigori d’acqua scavati dai ‘ghebi’, i piccoli e capricciosi canali che si insinuano fra le barene. Un percorso che inevitabilmente porta a sintonizzarsi sulle sfumature care a Fulvio Roiter, artista visionario e romantico che con le sue foto incantò il mondo. Orti, vigneti e monasteri. E poi borghi veraci come Pellestrina e San Pietro in Volta, oasi naturalistiche come l’isoletta di Ca’ Roman, spiagge mondane e alberghi eclettici come al Lido (celebrati dalla Mostra del Cinema, eppure belli anche d’inverno). La Laguna è una meta turistica che riserva tante belle sorprese, che dà sostanza alla nuova tendenza del turismo di prossimità. Va percorsa in barca la laguna di Venezia, lentamente. Le sue isole vanno apprezzate per i loro tesori artistici e naturalistici ma anche per i loro prodotti di eccellenza. Come Sant’Erasmo, piccolo universo agricolo che ha costruito la sua fama grazie alle prelibate ‘castraure’, i carciofi violetti che Slow Food ha classificato fra i presìdi degni di tutela. Sant’Erasmo, isola che eccelle anche in numerose altre produzioni agricole, è fonte inesauribile per i mercati e le botteghe di Venezia fin dai tempi della Serenissima. Accanto alle delizie del mare (i prelibati molluschi, le seppiolinele , orate, le canocchie, il pesce azzurro, le ‘moeche’ e altre rarità) e agli orti, è il vino il protagonista in laguna. Vino prodotto con le uve dei vigneti coltivati intorno ai luoghi di preghiera, come nel caso del brolo del Convento dei Carmelitani Scalzi a Venezia o dei terreni che abbracciano il monastero dei frati dell’isola di San Michele. Vitigni che conservano il fascino dell’archetipo, del ‘piede franco’ pre filossera. Come la Dorona, da cui si ricava il vino simbolo di questo ‘terroir’, caratterizzato da profumo di salsedine e spiccata mineralità.

Un itinerario lagunare alternativo prende avvio in barca da Quarto d’Altino, da un piccolo imbarcadero, dove i fratelli Massimiliano e Pier Paolo Zane (Laguna Fla Group) ardono dalla voglia di dimostrare quanto si possa navigare oltre ogni luogo comune. Scoprendo i resti di un antico fortilizio o colonie di uccelli mai visti. Primo attracco a Sant’Erasmo dove Savino Cimarosto, dell’azienda biologica I&S Farm, può testimoniare quanto l’agricoltura biodinamica possa migliorare la qualità dei prodotti dell’orto e del frutteto. Dall’altra parte dell’isola Michel Thoulouze, francese ed ex imprenditore televisivo di successo, ha materializzato il suo sogno creando “Orto di Venezia”. Azienda che produce un vino fatto con uve Malvasia Istriana e Vermentino, minerale e sapido. Thoulouze lo affina anche sott’acqua . Ci sta quasi un anno e ogni tanto qualche sub ne porta via una bottiglia, ma Michel non se ne fa un cruccio: è contento di far conoscere anche così la sua passione.

Di isola in isola: a Burano, una volta tanto non per i celebrati merletti ma per conoscere da vicino la storica Cooperativa Pescatori San Marco, attiva dal 1896 (la più longeva della laguna): ha tanti buoni prodotti da far assaggiare e soprattutto ha innovative proposte di ittiturismo da condividere. Straordinari filmati permettono di vivere la pesca in modo più coinvolgente.

Tappa d’obbligo, sempre a Burano, all’antica trattoria “Da Romano”, gestione familiare e tanti piatti tradizionali di mare. Alle pareti ci sono ricordi color seppia e, come in tutte le leggende, il segreto sta nella passione. Qui c’è amore per la materia prima e le ricette popolari.

San Francesco del Deserto è tappa dello spirito. La barca attracca al monastero e poi Padre Felice vi fa da cicerone in un mondo d’arte e di laboriosa solitudine. Un’isola che sorprende, per testimonianze e visioni. Dove la preghiera ha ancora un valore profondo.

Tappa finale all’isola di Mazzorbo, a Venissa: vigneto, osteria, ristorante stellato e resort. Innovativo progetto nato da un sogno, che ha assunto dimensione internazionale, creato nel 2002 da Gianluca Bisol e coltivato con tanta passione. Dai primi grappoli di uva Dorona, frutto di vigne a piede franco (circa un ettaro), i Bisol – oggi accanto a Gianluca c’è il figlio Matteo – ottengono il bianco Venissa. Tremila bottiglie da mezzo litro, vendute spesso prima di essere prodotte. Un luogo di suggestione Venissa, fra lusso e semplicità, anche nella ristorazione. Un connubio che moltiplica il valore della laguna. Allargando quegli orizzonti sfumati di poesia che stregarono l’obiettivo di Roiter. Se rimane un po’ di tempo tappa anche a Murano per ammirare i preziosi vetri artistici prodotti dalle sue fornaci. E infine Torcello, l’isola scrigno d’arte che custodisce la memoria delle origini. Della Laguna e di Venezia stessa.

Renato Malaman