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Quinto di Treviso, il Cantiere per un Lavoro Solidale non si ferma

A Quinto si trova una realtà sociale molto attiva e laboriosa: è il Cantiere per un Lavoro Solidale, un insieme di associazioni e cooperative del territorio che aiutano i più fragili a riabilitarsi nel mondo lavorativo.

 

il Cantiere per un Lavoro Solidale
il Cantiere per un Lavoro Solidale

“Siamo nati nel 2016, quando ancora non c’erano il reddito di inclusione e di cittadinanza -, racconta Antonio Chinellato del direttivo del Cantiere –. Sulla spinta dell’allora parroco di Quinto, don Artemio Favaro, siamo stati portati a ragionare sulle tante necessità che bussavano alla porta della parrocchia in termini di persone senza reddito, ma in cerca di occupazione; persone con un forte senso di dignità, che non volevano usufruire solamente dei sussidi parrocchiali, ma che erano desiderosi di fare qualcosa”.

Ad avviare questo progetto, le associazioni La Casa di Michela e Casa Respiro, che si occupano di aiutare persone con disabilità e disagi psicologici, Casa San Cassiano, che dà aiuto a famiglie in difficoltà, e la Caritas quintina, ma col tempo la realtà si è estesa alla Caritas di Zero Branco.

Cantiere per un Lavoro Solidale: attività di manutenzione, sartoria e un mercato dell’usato

“Abbiamo trovato sede in via dell’Arma di Cavalleria, dove gestiamo insieme a una ventina di volontari un mercato dell’usato -, continua Chinellato, che si occupa proprio della gestione del negozio – ma non facciamo solo questo: la sartoria è il nostro fiore all’occhiello e ci occupiamo anche di sgomberi e tinteggiature”.

“Collaboriamo anche con alcuni comuni del territorio – aggiunge Chinellato -: con Quinto di Treviso collaboriamo nella gestione di alcuni RIA (redditi di inclusione attiva), per Zero Branco svolgiamo attività di manutenzione. Inoltre, stiamo aiutando alcuni giovani del territorio ad avviare un proprio progetto di impresa”.

“Non offriamo un lavoro continuativo -, tiene a precisare Durante, – ma aiutiamo le persone a inserirsi/reinserirsi nel mondo del lavoro: italiani, cittadini comunitari e non che chiedono aiuto agli sportelli delle nostre associazioni e ai servizi sociali dei Comuni. Grazie a un colloquio con degli educatori formati delle nostre associazioni, cerchiamo di comprendere le necessità e le capacità di ognuno e poi di dargli la possibilità di imparare e di fare qualcosa compatibile con le sue abilità”.

Finora 79 attivazioni, ma il covid li ha un po’ bloccati

Chinellato afferma: “Finora abbiamo effettuato 115 colloqui con 79 attivazioni. La difficoltà maggiore però, sta nel riuscire a trovare lavori che siano facilmente attuabili, dal momento che le persone che aiutiamo non sono semplicemente persone prive di reddito, ma talvolta con difficoltà fisiche e mentali”.

“Il Covid ci ha un po’ fermati: non è stato facile trovare collaborazioni e clienti e siamo dovuti rimanere chiusi per molto tempo -, conclude Durante. – A noi non basta resistere, vogliamo attivarci sempre più per far partecipare le persone e far capire quanto sia importante questa nostra esperienza”.

Gaia Zuccolotto

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