giovedì, 11 Agosto 2022

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    Ecco l’abate vicentino Dalla Piazza che tradusse in latino la Commedia. E fu pubblicato in Germania

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    Anche Dante all’inizio avrebbe voluto scrivere il poema in latino, ma poi scelse il “volgare”

    Una pagina del manoscritto della traduzione di Dalla Piazza, conservato alla biblioteca Bertoliana di Vicenza. E’ l’inizio del poema, il primo canto dell’Inferno

    Nel Dantedì, anche noi diamo un piccolo contributo a ricordare Dante. Di seguito pubblichiamo un prezioso articolo del professor Italo Francesco Baldo, già docente al liceo Pigafetta, noto studioso di letteratura, che racconta di un letterato vicentino vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento a Vicenza, ma soprattutto a Schio: è l’abate Gaetano Dalla Piazza, che per decenni sino alla morte lavorò alla traduzione della Commedia in latino. Il suo lavoro fu pubblicato postumo a Lipsia da un grande studioso di Dante, Karl Witte, che fu l’inventore della Società Dante Alighieri in Germania, presa poi a modello in Italia. E’ davvero il caso di dire che nessuno è profeta in patria. Perché Dalla Piazza si dedicò al latino? Spiega mons. Tullio Motterle in un suo studio su Dalla Piazza: “Dante ha il torto – secondo Dalla Piazza – di non saper adescare gli orecchi. Ma come poteva? Il latino che egli possedeva era più barbaro del volgare. Meglio dunque quest’ultimo, per lui. Ma a noi del XIX secolo il latino classico è ben conosciuto e anche Dante lo è. Si possono ben correggere i difetti delle traduzioni passate”.

    Dante Alighieri avrebbe voluto scrivere la sua commedia in latino, ma dopo aver steso il piano dell’opera, decise invece di scriverla nella volgare eloquenza, ossia in quello che noi chiamiamo l’italiano, e in terzine a rima incatenata. Fu un successo fin da quando fu conosciuta, e nei secoli successivi, tanto che il Tosco fu detto il padre della poesia moderna nella Penisola italiana e il grande poeta francese Alphonse de Lamartine lo considerava nell’Ottocento poeta attuale. Ancor oggi lo è:  padre della poesia moderna in Italia, nonostante l’agitato mondo che si appoggia solo sul momento, ovvero sull’ atteggiamento modaiolo persino nella cultura, egli è quel passato che si lega al presente come la radice col fusto e coi rami dell’albero. L’odierno poetare è, quando non esercizio di scrittura, frutto di molti secoli che operano nella sensibilità del poeta stesso e lo portano a orizzonti nuovi: possiamo dire che Dante è il germe della poesia in Italia.

    Una copia del manoscritto di Dalla Piazza è conservata alla biblioteca Bertoliana, l’altra all’Accademia Olimpica, donate dal nipote

    Lapide Dalla Piazza a Schio
    La lapide murata a Schio nell’abitazione dell’abate Gaetano Dalla Piazza giusto cent’anni fa, nel 1921, sesto centenario della morte di Dante

    In molti fin dal XIV secolo tradussero in latino il poema di Dante; a Vicenza il poeta ha avuto sempre successo e proprio ad opera di un vicentino abbiamo una traduzione in latino della Divina Commedia. Fu opera dell’abate Gaetano Dalla Piazza (Valdagno 1768 – Schio 1844), sacerdote formatosi alla grande scuola di classicità che esisteva nel seminario vescovile di Vicenza e che aveva in Carlo Bologna un suo autorevole esponente e che formò, ricordiamo, anche il poeta Giacomo Zanella e Alessandro Rossi, l’industriale che sapeva scrivere di poesia.

    Gaetano Dalla Piazza fu attivo nel servizio sacerdotale soprattutto a Schio dove la famiglia s’era trasferita quando lui aveva quattro anni per aprire un’azienda “di panni”. Fin da giovane si dilettava nella traduzione dal greco, tradusse Pindaro, e dal latino; ma il suo capolavoro, esercitato fin dalla giovinezza, fu la versione in latino dell’opera di Dante, un diletto che lo condusse negli anni a tradurre tutto il poema, utilizzando però non la terzina a rima incatenata del Ghibellin fuggiasco, che poco si presta alla lingua latina, ma l’esametro. Il lavoro a quanto sappiamo fu terminato poco prima della morte e restò in duplice copia autografa che il nipote Agostino Manfrin Provedi consegnò una alla Biblioteca Civica Bertoliana e l’altra all’Accademia Olimpica. Il nipote, secondo i desideri del parente, avrebbe dovuto pubblicare la traduzione con il testo italiano a fronte, ma non fu possibile.

    L’editore tedesco era “sorvegliato” da tre esperti, tra cui Zanella, che attestarono davanti a un notaio l’esattezza della trascrizione

    Karl Witte
    Karl Witte, lo studioso tedesco che pubblicò nel 1848 a Lipsia il lavoro di Dalla Piazza. Non esistono disegni o quadri di Dalla Piazza.

    Venne a conoscenza dell’autografo Johann Heinrich Friedrich Karl Witte, più conosciuto come Karl Witte, o Carlo Witte (Lochau 1800 – Halle 1883), tedesco di Germania, giurista e dantista, professore di diritto romano, bizantino e prussiano, nell’università di Breslavia (1862). Fu il primo a pubblicare la prima vera edizione critica della Divina Commedia e ne curò una traduzione tedesca. Fondò nel 1878 Deutsche Dante-Gesellschaft, modello anche di quella Società Dante Alighieri ideata e proposta nel 1888 a Macerata dall’irredentista triestino Giacomo Venezian e fondata da Giosuè Carducci, che è ancora oggi attiva anche a Vicenza.

    Karl Witte venne a conoscenza dell’autografo di Gaetano dalla Piazza: per gli interessati le notizie circolano. Nel 1847 lo studioso preparò la stampa del testo, che fu fatta a Lipsia nel 1848. Era sorvegliato da tre illustri vicentini grandi esperti di traduzione (Giovanni Rossi, Paolo Mistrorigo e Giacomo Zanella) che redassero anche un atto notarile per attestare l’esattezza della trascrizione. Il testo è accompagnato da una pregevole Prefazione che illustra la traduzione e la riferisce anche ad altre traduzioni latine, in particolare per i versi dedicati all’amore di Paolo e Francesca che li condusse all’Inferno, perché  fu piacere più che amore, al contrario di quello di Dante verso Beatrice. L’editore ebbe cura anche di narrare la vita dell’abate, che aveva tradotto con grande attenzione.

    Ecco l’inizio del poema come suona tradotto in esametri latini, come scelse di fare Dalla Piazza

    Ecco come fu resa in latino la celebre prima terzina all’inizio del poema:

    “Nel mezzo del cammin di nostra vita

    mi ritrovai per una selva oscura,

    ché la diritta via era smarrita”

     

    “Vitae emensus inter medium nostrae in loca sensi

    Luco obscuro nigro delapsus; nam via recta

    Exciderat mente. Heu! quam res dura referre”

     

    È interessante tutta la versione, anche in quel noto passo dove si narra dello sconcio rumore che gli insegnanti evitavano e fors’anche oggi evitano di spiegare a scuola, ma che per questo divenne celebre, quello del barattiere Barbaricca nel canto 21, v.139 dell’Inferno e reso in latino con il trombettista “Atque erat huic tubicenqui inflaret classica, podex”.

    Non fermiamoci però a questo, ben altra è la ricchezza del poema dantesco ed è così enorme da lasciare sempre stupiti ed invitati a leggerlo e rileggerlo, a gustarlo direttamente, perché i grandi poeti non abbisognano di critici e soprattutto non van dietro alle mode, perché sono dei classici che formano al bello che quanto è tale e non semplice piacere, invita al bene. (Italo Francesco Baldo)

    P. S.: Chi volesse leggere il testo latino della Divina Commedia di Dalla Piazza, lo trova nel web:Dantis Alligherii, Divina Comoedia exametris latinis reddita Abbate Dalla Piazza VicentinoPraefatus est et vitam Piazzae, adiecit Carolus Wittae, Lipsiae, Hirschfeldii, 1848.

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