Logo testata di vicenza

Home Turismo & Sapori Monza, la città più incoronata d’Italia

Monza, la città più incoronata d’Italia

La Corona Ferrea, legata alla regina longobarda Teodolinda, e la Villa Reale, costruita dagli Asburgo e poi dimora dei Savoia, sono i simboli del fiero capoluogo brianzolo. Dall’autodromo (e oggi anche dal calcio) altri allori di prestigio

Villa Reale a Monza
Villa Reale a Monza

Le mancava solo la corona della serie A calcistica. Ma quest’anno, trionfalmente, staarrivando anche quella, grazie allo squadrone targato Balotelli-Boateng allestito da Galliani e Berlusconi. Di corone sportive ne dispensa anche il popolare autodromo, capolavoro di scuola futurista che ogni anno ospita il Gran Premio d’Italia di F1. Monza, dunque, si conferma la città più incoronata d’Italia. Corone di tutte le epoche, a partire da quella Corona Ferrea, la corona delle corone, che è uno dei gioielli più preziosi della storia, indossata da re e imperatori e resa famosa dalla ieratica Teodolinda, illuminata regina dei Longobardi, protagonista della conversione del suo popolo al Cristianesimo. Corona secondo la pia tradizione forgiata intorno a un chiodo della Croce di Cristo e finita nel corso della storia anche sul capo (non senza difficoltà, viste le sue piccole dimensioni) di Carlo V e di Napoleone Bonaparte. Quest’ultimo, a dire il vero, durante la fastosa cerimonia svoltasi il 26 maggio 1805 nel Duomo di Milano, si incoronò “Re d’Italia” da solo, pronunciando quella frase che ancora oggi suscita qualche irritazione: “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca”. Di corona in corona, dunque. Monza ha vantato anche quella dell’Impero degli Asburgo prima e dei Savoia poi, famiglie che furono inquiline illustri del monumento simbolo della città: la Villa Reale. Villa di cui i monzesi vanno fieri perché afferma e ribadisce quell’identità che spesso sbandierano in faccia a chi, ancora oggi, tende a ritenere a torto Monza un feudo di Milano. Il capoluogo brianzolo vanta una storia a sé, una storia importante e Villa Reale nella sua maestosità è là a ricordarlo.

Quando la villa appare all’improvviso oltre i grandi cancelli si ha l’impressione di trovarsi davanti a una Versailles. La costruzione è imponente e raffinata, di puro gusto neoclassico e il grande parco che le fa da contorno è una cornice di serena bellezza. La villa è stata voluta nel 1777 da Maria Teresa d’Asburgo per farne la residenza estiva del figlio, l’arciduca Ferdinando. Il progetto venne commissionato all’architetto folignate Giuseppe Piermarini, lo stesso che realizzò la Scala e Palazzo Reale a Milano. Ferdinando d’Asburgo andò anche a Versailles, alla corte della sorella Maria Antonietta, per copiare l’impostazione dei giardini. La villa è orientata sull’asse sotteso fra Monza e Budapest in omaggio a Maria Teresa, che era anche regina d’Ungheria. Il grande corpo di fabbrica conta ben 700 stanze e intorno sorgono dei deliziosi giardini. Il grande parco (quello dove sorge l’autodromo), invece, fu realizzato nell’800 da Napoleone su progetto dell’architetto ticinese Luigi Canonica. Nei 700 ettari, oltre all’autodromo, sorgono il golf e le ville Mirabello e Mirabellino, nonché cascine e mulini. In passato vi sorgeva anche un ippodromo.

La villa, dopo Napoleone, fu abitata da Eugenio di Beauharnais e dalla moglie Amalia. Furono loro a realizzare il teatrino. Poi, dopo Waterloo e la restaurazione imposta dal Congresso di Vienna, tornarono gli Asburgo e infine, dopo la nascita del Regno d’Italia, arrivarono i Savoia. Re Umberto I era molto legato a questa ricca dimora. Vi risiedeva con la consorte Margherita (sì, quella che coniò la pizza più celebre di Napoli) ma un passaggio segreto gli permetteva di incontrare anche l’amante, una nobildonna del posto. Il sovrano sabaudo venne assassinato proprio a Monza, il 29 luglio 1900, per opera dell’anarchico Gaetano Bresci, tornato dall’America per realizzare il suo criminale disegno. Il re stava rientrando da un saggio ginnico. Il fatto di sangue decretò la fine del legame tra i Savoia e l’amata villa. Da allora la dimora la venne abbandonata e i Savoia se ne tornarono in Piemonte. Si racconta che quando Vittorio Emanuele III passava da Monza in treno abbassava le tendine in segno di lutto. La villa, che nel dopoguerra è stata anche centro di raccolta per i profughi giuliano – dalmati, è stata più volte sede delle biennali d’arte, poi diventate triennali di Milano. Straordinari gli interni, da soli valgono il viaggio a Monza. Gli arredi fanno rivivere le atmosfere dell’epoca in cui quella di Monza era una delle residenze più grandi e più sfarzose d’Europa. A Monza da vedere anche il duomo: nella cappella di Teodolinda è custodita la celebre Corona Ferrea. L’oggetto sacro esce dal tempio solo una volta all’anno , in occasione della processione del Sacro Chiodo, scortata dagli Alabardieri, l’unico corpo di guardie armate che, come avviene a in Vaticano per le Guardie Svizzere, è ammesso a un rito religioso.

Il centro storico è dominato dallo splendido palazzo comunale dell’Arengario, che era il palazzo del governo della Monza medievale e oggi è sede di mostre d’arte di rilevanza internazionale. Il cuore della città è lo specchio dell’anima vivace e dello spirito laborioso e intraprendente dei monzesi e dei brianzoli in genere. Una curiosità legata alla prestigiosa Biblioteca Capitolare. Fra i tantissimi frammenti di storia ivi conservati c’è anche l’atto con cui Marianna de Leyva venne costretta dalla famiglia a farsi monaca. Assunse il nome di Suor Virginia Maria, ma per la storia è semplicemente la Monaca di Monza. Ovvero la protagonista dello scandalo che sconvolse la città alla fine del XVI secolo (una decennale relazione segreta con un conte, da cui ebbe due figli) e che venne ripreso magistralmente dal Manzoni nei ‘Promessi Sposi’. Tanta storia a Monza, appunto.

Renato Malaman

Le più lette