domenica, 16 Gennaio 2022
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    Riviera del Brenta, gli artigiani lanciano l’allarme: abusivismo nel settore parrucchieri e benessere

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    Associazione Artigiani Piccola e Media impresa Città della Riviera del Brenta lanciano l’allarme: nonostante le misure di limitazione imposte per il contrasto al Covid in queste settimane si assiste ancora una volta, come era successo anche durante il lockdown del 2020, al dilagare nel comprensorio del fenomeno dell’abusivismo nel settore dei parrucchieri e benessere della persona.

    Stefano Lazzari

    A mettere in evidenza il fenomeno sono per l’associazione direttamente il Presidente Luca Vanzan e Stefano Lazzari capo categoria del settore benessere (parrucchieri-estetica). “All’inizio dell’epidemia Covid 19, gli artigiani del settore benessere (parrucchieri-estetica) hanno dimostrato rispetto delle regole e senso civico, sospendendo ogni attività – spiega il presidente Vanzan – e rispettando i provvedimenti legislativi, pur sapendo che causavano delle pesanti conseguenze economiche. Mentre i professionisti regolari si fermavano, c’è stato un gran aumento di irregolari nel comprensorio della Riviera del Brenta che, nel totale disprezzo delle regole e della salute, senza nessuna misura di precauzione, hanno continuato ad andare di casa in casa e hanno esposto maggiormente al rischio contagio anche le persone che a loro chiedevano servizi. La situazione si ripete anche adesso, da quando cioè il Veneto è entrato in zona rossa e le attività diparrucchieri ed estetisti sono state nuovamente sospese”.

    La presa di posizione degli artigiani

    E’ chiara la presa di posizione degli artigiani. “Speriamo – sottolineano Vanzan e Lazzari – che dopo questo brutto periodo si comincino a prendereprovvedimenti seri sull’abusivismo, che oltre a non pagare le tasse, mette a rischio la salute”. Lazzari sottolinea anche aspetti che creano malumore nella categoria degli estetisti parrucchieri, che in questo periodo hanno lavorato su appuntamento e seguendo scrupolosamente le regole imposte. “Noi – spiega – non ci occupiamo solo di bellezza. Questa chiusura è una discriminazione verso chi si cura del benessere della persona e ci fa indignare. In nove mesi di servizio con la pandemia da Covid 19 non ci sono stati casi da imputare alla categoria parrucchieri ed estetisti. Abbiamo messo in campodisposizioni di sicurezza equivalenti a quelle di uno studio medico. Non abbiamo assembramenti nelle nostre attività. L’appello è ai clienti di non rivolgersi agli abusivi, ai politici invece quello di farci tornare operativi al più presto”.

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