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Da Vicenza la Cgil per la ripresa e la resilienza dopo il covid sul modello Emilia Romagna

CGIL Vicenza sede via Vaccari

Tre ore intense di assemblea questa mattina per la Cgil vicentina con la presenza di 120 persone collegate all’incontro on line. Un evento voluto dalla segreteria generale e dal segretario generale Giampaolo Zanni per illustrare il documento dal titolo “Vicenza 2021: territorio, lavoro e società” realizzato per progettare il “dopo covid” per il nostro territorio e la nostra società a partire dal mondo del lavoro, ma con un’attenzione particolare alla persona. Nel documento vi sono una serie di indicazioni per il futuro suggerite dalla Cgil vicentina sulla realtà sociale, sui servizi pubblico, e sui servizi al territorio e sui progetti per la ripresa e la resilienza dell’intero Paese.

UN GRANDE LAVORO PER LA CGIL DI VICENZA

“Abbiamo realizzato un’importante analisi sui diversi aspetti che interessano le lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie – ha affermato a margine dell’incontro Giampaolo Zanni riferendosi al documento -. Quindi sia sul piano del lavoro e sia su quello della società. Abbiamo scritto nero su bianco dove secondo noi si deve investire per rilanciare il territorio e l’economia, ma in modo sostenibile e rispettando l’ambiente”.

“Ed abbiamo voluto confrontarci  – ha spiegato Zanni – con altre realtà per capire il loro pensiero e per riuscire a condividere un percorso comune finalizzato ad uscire dallo stallo (e recessione: la disoccupazione nel vicentino è arrivata al 7%, e ha colpito sopratutto il terziario, fonte CCIAA) causato dalla pandemia!”

“Questa mattina abbiamo capito – ha sottolineato a margine il segretario generale vicentino – che non se ne esce da soli: abbiamo bisogno di condividere delle direttrici di sviluppo futuro con le altre parti sociali, le Ulss e i comuni. E si tratta delle indicazioni che ci fornisce l’Unione Europea”.

ALCUNI TEMI DEL DOCUMENTO CGIL VICENZA

I temi principali del documento sono la sostenibilità ambientale e la sostenibilità sociale. E poi vi sono tre indirizzi trasversali: la parità di genere (sul lavoro), l’attenzione ai giovani e la necessità di colmare i divari territoriali.

“Nel nostro territorio la manifattura è assolutamente centrale – ha proseguito Zanni dopo l’incontro – ma siamo una provincia troppo cementificata, troppo inquinata (vedi caso Miteni e Pfas). Oggi possiamo sviluppare e spingere sempre di più un’economia circolare basata su fonti rinnovabili e produzioni green”.

Nel documento si parla anche di concia da rendere meno impattante con nuove tecnologie produttive, e poi dell’importanza in alcuni settori (come l’automotive, la bicicletta e l’edilizia) di fare sistema maggiormente per rilanciarli con una marcia in più. Ma non solo.

Nel documento si parla di sanità, scuola e formazione, ma anche di demografia e di non autosufficienza: in questo ultimo caso sarebbe importantissima la riforma regionale delle IPAB che attende da troppo tempo.

IL DOCUMENTO DELLA CGIL DI VICENZA

 

GLI INTERVENUTI

Per discutere di tutto questo ecco che la Cgil ha invitato i segretari di Cisl (Raffaele Consiglio) e di Uil (Enrico Bianchi) ma anche il direttore dei servizi socio sanitari dell’ULSS8 Giampaolo Stopazzolo, la consigliera di parità provinciale Francesca Lazzari e un sindaco, Antonella Corradin di Lusiana-Conco. Ma anche il segretario generale della Cgil del Veneto Christian Ferrari che ha fatto sintesi alla fine della mattinata.

Vincenzo Colla

IL PATTO EMILIANO ROMAGNOLO

Una strada possibile e alla portata anche del Veneto e di Vicenza è quella dell’Emilia Romagna: per questo era presente ed ha illustrato il Patto per il lavoro e il clima di quella regione l’assessore allo sviluppo economico, green economy, lavoro e formazione Vincenzo Colla (economista già componente della segreteria nazionale della Cgil).

Il patto emiliano è firmato da 55 realtà diverse tra cui le parti sociali, i capoluoghi, le province, e tante realtà assimilabili in quelli che chiamiamo corpi intermedi della società “che in questi 13 mesi di pandemia hanno permesso una convivenza pacifica e di contenere e di risolvere molto disagio sociale ed economico”, ha affermato Colla durante l’incontro del mattino.

L’assessore della Regione Emilia Romagna ha indicato alcuni aspetti in cui la realtà amministrativa del Presidente Bonacini ha calato le indicazioni dell’UE: la digitalizzazione della PA e del territorio e della società (ma controllata e uguale per tutti); la sostenibilità: una grande sfida che cambierà le filiere e il modo di lavorare a partire dall’energia. Un concetto però che deve essere applicato anche al mondo del sociale: “perché – ha spiegato Colla – il covid ha dato una spallata pazzesca al liberismo economico”.

E c’è quello che Colla ha definito il “new deal” dei saperi e delle competenze: “dobbiamo fare grandi investimenti per la formazione dei giovani – ha sottolineato Colla – perché non possiamo permetterci di perdere i nostri ragazzi, anzi dobbiamo attrarre talenti!”

Un altro concetto su cui si è soffermato l’assessore Colla riguarda l’energia e la logistica: il costo di questi due settori ha un impatto sulla produttività del sistema Italia pari a 50 miliardi di euro: “Dobbiamo concentrare qui buona parte delle risorse che vengono dall’UE – ha detto Colla – per dare risposte sulla produttività di sistema!”

Vincenzo Colla ha concluso spiegando che il problema economico produttivo del nostro Paese non è il costo del lavoro, ma l’effettiva produttività di sistema.

IL PATTO dell’Emilia Romagna

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