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Omicidio di Pove, la CGIL: “I femminicidi sono una pandemia senza fine, adesso basta parole!”

La Cgil vicentina interviene sul caso del femminicidio di Pove del Grappa (Vicenza).

Ieri pomeriggio infatti Dorima Alla, madre di un ragazzo e una ragazza di 9 e 13 anni, è stata uccisa dal marito Gezim Alla a martellate. Il marito ora è in carcere e Dorima non c’è più.

“Non conosciamo Dorima, né conoscevamo Nidia, Marianna, Monica, Anna tutte vicentine uccise da un uomo, loro compagno o loro ex”. Così inizia marina Bergamin responsabile delle politiche di genere della Cgil di Vicenza.

Quello dei femminicidi  – prosegue – è una pandemia senza fine. Inaccettabile. Ancora i giornali parlano di tragedia avvenuta per un raptus. Noi non lo crediamo”.

“La violenza di genere – sottolinea Bergamin -, in tutte le sue forme, è l’estrema rappresentazione di una cultura che infesta la nostra società senza distinzione di ceto, classe sociale, territorio, età.

Alla base di queste violenze c’è sempre un’asimmetria di poteri e una cultura maschilista e patriarcale fondata sul possesso e sul controllo delle donne”.

“Bisogna dare il loro nome alle cose che accadono, ai fatti, agli atteggiamenti – prosegue nella nota la sindacalista -, bisogna riconoscerli. Bisogna operare tutti per diffondere una nuova cultura basata nel rispetto dell’altro, anche nei luoghi di lavoro, per un efficace smascheramento di ciò che si ammanta di amore ma amore non è”.

Ai due bambini di Dorima va il nostro pensiero – afferma commossa Bergamin -. A tutta la famiglia la nostra solidarietà”.

Alla società intera un grido di allarme: consultori, centri antiviolenza, case rifugio siano strutturati e sostenuti. Le Istituzioni siano formate per affrontare questi orribili fenomeni in crescita, esacerbati dalla pandemia”. 

“Le donne vogliono essere autonome, vogliono un lavoro dignitoso”. 

Le Istituzioni colgano tutte le occasioni e le risorse in arrivo per incentivare la parità di genere: basta parole!”, è l’esortazione e l’invito della Cgil vicentina.

“Lo abbiamo detto molte volte: la condizione delle donne di un paese è il segno della sua civiltà. E il nostro paese non è messo bene – conclude Bergamin nella nota -: bisogna dimostrare con i fatti che si crede in loro”.

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